Renata, l’ultima traccia è sul treno

13 Dicembre 2017

Il 9 ottobre le celle telefoniche sulla linea ferroviaria Ancona-Giulianova hanno agganciato il cellulare della donna

GIULIANOVA. In un’indagine complessa come quella di un omicidio ogni tessera deve trovare il suo posto nel puzzle della ricostruzione di movente e dinamica. Lo sanno bene investigatori e inquirenti che ormai da due mesi cercano la chiave del giallo della morte di Renata Rapposelli, la 64enne pittrice originaria di Chieti trovata senza vita in una scarpata di Tolentino. Tra certezze (poche) e misteri (tanti) arrivano le prime verità degli accertamenti tecnici che fissano sul treno l’ultima traccia di Renata. Le celle telefoniche che si trovano lungo la linea ferroviaria Ancona-Giulianova che quel 9 ottobre, giorno della scomparsa della donna, hanno tutte agganciato il telefono cellulare della pittrice. Ennesima conferma del fatto che la donna è arrivata nella cittadina rivierasca teramana dove doveva incontrare l’ex marito Giuseppe Santoleri e il figlio Simone.
I risultati di questi accertamenti si aggiungono a quelli che già da tempo sono nelle mani degli investigatori e che dicono che il telefonino della donna è diventato irraggiungibile dopo aver agganciato la cella telefonica della stazione ferroviaria di Giulianova. Da quel giorno nessuno ha avuto più notizie di Renata Rapposelli, fino ad un mese dopo quando il suo cadavere è stato ritrovato in una scarpata di Tolentino.
La Procura di Ancona (competente per territorio dopo che gli amici della donna hanno presentato la denuncia di scomparsa proprio nella città dorica dove la pittrice viveva) ha aperto un fascicolo per omicidio e occultamento di cadavere e con queste ipotesi di reato ha indagato l’ex marito e il figlio. I due uomini continuano a ripetere che quel 9 ottobre Giuseppe ha accompagnato Renata fino a Loreto e qui l’ha lasciata. Ma ormai appare chiaro che gli inquirenti siano convinti che quel viaggio in auto verso Loreto non ci sia mai stato. A insinuare dubbi sulla ricostruzione di padre e figlio ci sono le dichiarazioni di una farmacista di Tortoreto: la donna ha raccontato che quel 9 ottobre Renata è entrata nella sua attività per chiedere un calmante. Erano circa le 17, quindi tre ore dopo rispetto all’indicazione data da Giuseppe e Simone che sostengono di aver riaccompagnato la donna a Loreto intorno alle 14. E a questo proposito sono in corso anche accertamenti sulla tessera sanitaria della pittrice. Nella sua abitazione di Ancona, infatti, gli investigatori hanno trovato una tessera sanitaria scaduta nel 2016 e per questo sono state avviate delle verifiche all’Agenzia delle entrate per accertare se alla donna sia stata trasmessa la nuova tessera. Quella che la farmacista di Tortoreto ha raccontato di aver visto quando Renata si è presentata nella sua attività per acquistare un calmante. All’inizio della prossima settimana, intanto, ci dovrebbe essere ad Ancona la comparazione tra un pezzo di parafango di auto trovato nella scarpata di Tolentino e un pezzo della Fiat seicento di padre e figlio che, dopo un lungo sequestro, è stata di recente riconsegnata a Simone.
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