Restano in carcere i 15 nigeriani

18 Agosto 2020

Il gip conferma le accuse del pm sull’organizzazione mafiosa

TERAMO. Restano in carcere i 15 nigeriani fermati il 21 luglio scorso per associazione di stampo mafioso, nella più grande operazione del genere in Abruzzo da anni. A conclusione di una lunga indagine, era stato infatti eseguito il decreto che dispone il fermo di 19 nigeriani affiliati a un’associazione di tipo mafioso chiamata “Supreme Eiye Confraternity (Sec)” o “Eiye”. Si tratta di un sodalizio che dalla Nigeria si è diffuso in Europa, ed anche oltre, e utilizza metodi del tutto simili a quelli delle mafie tradizionali. Dei 19, 15 furono arrestati mentre per quattro sono ancora in corso le ricerche, probabilmente sono tornati in Nigeria. E nei giorni scorsi è stata data esecuzione all’ordinanza, emessa il 12 agosto dal Gip del Tribunale di L’Aquila, con la quale è stata disposta la misura cautelare del carcere nei confronti dei nigeriani già rinchiusi in carcere . Il sodalizio, radicato in Nigeria, ma diffuso in molti Stati, equiparato per struttura e forza intimidatoria alle mafie tradizionali ha un “Nest” – cioè nido, buona parte dei nomi della mafia nigeriana fa riferimento agli uccelli – che da Martinsicuro arriva ad Ancona e che si chiama “Pesha”. Una cellula specializzata in delitti come riciclaggio e illecita intermediazione finanziaria verso la Nigeria; tratta di giovani donne sessualmente sfruttate lungo la Bonifica del Tronto e sottoposte a violenze e vessazioni; spaccio di stupefacenti.