Restano in Italia per far curare il figlio

12 Maggio 2014

Permesso ai genitori albanesi: non saranno rimpatriati perché qui il piccolo ha più speranze di salvarsi

TERAMO. La forza delle cose s’incarica di restituirci la realtà. E allora in tempi di sbarchi continui, di sempre più migranti in cerca di futuro, è una storia che guarda oltre quella che racconta la vita di due genitori albanesi che potranno restare nel Teramano per curare il loro bambino di sette anni, malato di leucemia.

Perchè il padre lavora ed è in regola con il permesso di soggiorno, ma la madre no. Almeno fino a qualche giorno fa, prima che il tribunale dei minori dell’Aquila accogliesse il ricorso presentato dal loro avvocato Luca Macci.

Ricorso che affonda nella norma prevista dal decreto legge 286 del 1998 che prevede il rilascio di permessi di soggiorno straordinari, limitati nel tempo, per gli stranieri che hanno figli minorenni gravemente malati da curare.

«Il Tribunale per i minorenni, per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico e tenuto conto dell'età e delle condizioni di salute del minore che si trova nel territorio italiano», recita la legge, «può autorizzare l'ingresso o la permanenza del familiare, per un periodo di tempo determinato, anche in deroga alle altre disposizioni del presente testo unico».

Perchè le leggi hanno anche una funzione comunicativa: fanno parte del discorso pubblico su come una società considera se stessa e le proprie relazioni. E nello specchio deformante dell'Italia di oggi è una boccata d'ossigeno vedere come quelle buone funzionino. Nel ricorso presentato al tribunale dei minori il legale ha allegato numerose certificazioni mediche rilasciate dalle autorità competenti sulle condizioni del piccolo, la necessità delle cure, ma soprattutto una dettagliata documentazione che attesta come nel suo Paese il bambino non avrebbe potuto curarsi adeguatamente.

O almeno non avrebbe potuto farlo con la stessa speranza di guarigione che avrà sottoponendosi a terapie avanzate in un centro oncologico specializzato in Italia. E al suo fianco, insieme al padre, potrà avere anche la madre che per due anni potrà restare ad assisterlo nel difficile percorso verso la guarigione. Intanto da qualche mese il piccolo ha iniziato il primo ciclo di chemioterapia. Rincorrendo un futuro in un Paese straniero.

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