«Resto senza casa, deve diventare ufficio»

3 Ottobre 2018

Per una sentenza deve abbattere parte dell’edificio e la restante è tanto piccola che non può abitarvi

ROSETO. Oltre alla demolizione anche il cambio di destinazione d’uso, da abitazione a ufficio, e Monia Petraccia, insieme alla sua famiglia, rischia di restare senza casa.
E’ l’epilogo di una storia iniziata tanti anni fa: c’è una sentenza esecutiva per la demolizione di parte dell’edificio in seguito alla causa portata avanti, al 2002, dai vicini di casa di Petraccia per una questione di metri di distanza tra le abitazioni non sufficiente. «Sono andata in Comune a presentare il progetto per la demolizione», spiega Petraccia, «ma non è stato approvato perché la parte rimanente non raggiunge i metri quadri sufficienti per essere abitabile e, di conseguenza, il giudice ha deciso che bisogna demolire e cambiare la destinazione d’uso della parte rimanente, così da poter eseguire la sentenza».
In questo modo però Petraccia perderebbe completamente la casa, almeno quella sopraelevata, e si sente presa in giro dal Comune che, nel 2000, approvò quella sopraelevazione. «Si renderanno conto che dietro le carte ci sono le persone, famiglie e non costruttori senza scrupoli», dice Petraccia, «i miei genitori si sono affidati al proprio tecnico e al proprio Comune per avere regolari permessi, e questo è il risultato. Se ci avessero condannati a lasciare i nostri 5 metri sarebbe stato più onesto, ma se ora qualcuno reclama l’aria, perché ha costruito all’epoca a un metro dal nostro confine? La mia famiglia si sente presa in giro dalla giustizia, sono 13 anni di torture ormai».
Sedici anni fa, infatti, Petraccia vide il suo progetto approvato dal Comune di Roseto, con i lavori che proseguirono fino alla loro conclusione, nel 2001. Tutto bene fin quando un anno dopo, nel 2002, arriva una denuncia da parte dei vicini di casa: a detta loro la sopraelevazione, per una questione di metri di distanza tra le abitazioni non sufficiente, risulta abusiva. Anni e anni di processo fin quando il giudice dà ragione ai vicini di casa. «I miei genitori hanno subito un danno, quando i miei vicini costruirono a un metro dal nostro confine, non lasciando quindi i 5 metri necessari, e hanno lasciato perdere», aggiunge Petraccia, «e ora io dovrei demolire il mio appartamento, con l’aggiunta del cambio di destinazione d’uso». Secondo la legge 1444 del 1968 tra le abitazioni devono esserci almeno 10 metri di distanza, ma a Roseto, in molte zone, non è così. L’aspetto beffardo, però, è che ora il Comune sta per approvare il nuovo piano particolareggiato per Roseto centro, che va da via Adriatica alla Statale 150, dove rientrerebbe anche l’abitazione di Petraccia e, paradossalmente, dopo la demolizione la casa potrebbe anche essere ricostruita. «Non ho i soldi per demolire, figuriamoci poi per ricostruire», conclude Petraccia, «non so più che fare sinceramente». (l.v.)
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