Riapre la scuola Risorgimento

L’annuncio di Brucchi: «L’elementare danneggiata dal sisma sarà agibile da settembre»
TERAMO. Nessun miracolo, ma segnali di speranza sì. Il nuovo anno scolastico ripartirà all’insegna delle ferite e dell’incertezza create dal terremoto anche se un dato positivo comunque ci sarà. Per settembre, infatti, è prevista la riapertura della scuola elementare Risorgimento, una delle cinque chiuse a seguito delle scosse sismiche susseguitesi tra fine agosto e il 18 gennaio.
Ad annunciarlo è stato il sindaco Maurizio Brucchi nel corso del consiglio comunale di ieri mattina riservato al cosiddetto “question time”, le interrogazioni rivolte all’amministrazione dai rappresentanti di maggioranza e opposizione. Il primo cittadino ha fatto sapere che i circa 200 alunni della Risorgimento, costretti al trasloco forzato nei locali dell’ex Parco della scienza, alla ripresa delle lezioni potranno tornare nelle loro aule rispondendo a un quesito posto dalla consigliera di “Teramo cambia” Maria Rita Santone. «I lavori di miglioramento sismico della struttura stanno andando avanti come previsto», ha fatto notare Brucchi, «e permetteranno all’edificio di raggiungere un grado di resistenza tra lo 0.8 e l’1». La Risorgimento, insomma, si attesterà al massimo livello di sicurezza misurato con l’indice di vulnerabilità e rientrerà in funzione a pieno regime. Non è stato necessario, come ipotizzato dal Comune dopo le prime verifiche della Protezione civile che aveva classificato l’immobile come E, dunque del tutto inagibile, procedere alla richiesta di un ulteriore sopralluogo. L’amministrazione, infatti, ha ritenuto eccessiva la prima valutazione da parte dei tecnici incaricati dei controlli in quanto basata su problematiche segnalate da un privato e non riscontrate sul campo.
L’intervento di messa in sicurezza avviato nei mesi scorsi però, stando a quanto riferito in aula da Brucchi, risolverà tutte le criticità, rendendo di fatto l’edificio utilizzabile senza alcuna limitazione. Resta da chiarire, invece, la situazione delle altre 18 scuole ancora sprovviste dell’indice di vulnerabilità sismica.
Tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima il dirigente del settore Lavori pubblici Remo Bernardi incontrerà i tecnici incaricati dal Comune per raccogliere i dati relativi alle verifiche. «I tempi si sono allungati per difficoltà procedurali, ma non vogliamo nascondere nulla», ha specificato il sindaco, «appena avremo tutti i riscontri li metteremo a disposizione della commissione che si sta occupando delle strutture scolastiche». La definizione degli indici di vulnerabilità sismica comunque, a detta del primo cittadino, non sarà risolutiva ai fini della maggiore sicurezza delle scuole. «Per raggiungere questo obiettivo servono risorse da destinare alle opere necessarie», ha chiarito Brucchi, «e il governo ha già detto che non ce ne sono abbastanza, per cui avvierà un piano pluriennale d’intervento». In attesa che questo entri nella fase operativa e porti qualche risultato concreto spetterà al sindaco valutare l’utilizzabilità di strutture con un basso grado di resistenza sismica. «Il cerino resterà in mano a me», ha puntualizzato, «perché sarò io a dover decidere, sotto la mia responsabilità, se una scuola con indice 0.2 può restare aperta o va chiusa».
Alla ricostruzione degli edifici privati ha fatto riferimento invece il vicesindaco Alfonso Dodo Di Sabatino Martina su sollecitazione del consigliere del suo gruppo Alessandro Di Berardino che ha chiesto spiegazioni in particolare sui tempi d’intervento nelle frazioni. L’assessore ha colto l’occasione per manifestare di nuovo le sue perplessità sulla gestione delle pratiche. «La ricostruzione non è ancora partita», ha evidenziato Di Sabatino chiamando in causa l’ufficio speciale creato dalla Regione che fisserebbe le riunioni con i Comuni a scadenze troppo ravvicinate.
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