Ricatti a luci rosse, coppia condannata

Dieci anni all’uomo, 9 e mezzo alla donna: attiravano le vittime con annunci su siti d’incontri, poi le rapinavano di soldi e auto
TERAMO. È una condanna complessiva a quasi vent’anni quella che, in primo grado, chiude un processo per presunti ricatti a luci rosse. Due gli imputati, un lui e una lei, accusati di aver attirato uomini con annunci su siti d’incontro e successivamente di averli rapinati di soldi e macchine anche con la minaccia di raccontare tutto ai familiari e di pubblicare sui social conversazioni a sfondo sessuale. Il giudice Marco Procaccini ha condannato (al termine di un rito abbreviato) a 10 anni Livio Tavoletti, 33 anni, marchigiano , e a 9 anni e 6 mesi Aurelia Testasecca, 28 anni, di Controguerra. L’uomo, attualmente in carcere, era difeso dall’avvocato Gabriele Rapali; la donna, agli arresti domiciliari, era difesa dall’avvocato Emidio Gasparrini. Per entrambi l’accusa è quella di rapina e sequestro di persona, per la donna anche di estorsione. Quattro le parti offese, una sola si è costituita parte civile.
I fatti contestati sono avvenuti nel 2022 in Val Vibrata. Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura (pm titolare del fascicolo Greta Aloisi) i due avrebbero agito in più occasioni con l’uomo che avrebbe minacciato le parti offese armato di coltello. Il modus operandi, secondo l’accusa, era sempre lo stesso: il contatto sui siti pornografici, l’appuntamento in una casa dove la vittima di turno veniva minacciato dall’uomo dopo che quest’ultimo si era nascosto in una stanza.
Così in un passaggio della richiesta di rinvio a giudizio: «Non appena l’uomo giungeva nell’abitazione, il Tavoletti usciva da una stanza con un coltello in mano ed entrambi gli intimavano di consegnare loro cellulare, portafoglio e Postepay nonché di fornire il relativo pin; quindi, la Testasecca afferrava le chiavi dell’auto della parte offesa si allontanava con il suo portafogli e il suo telefono cellulare, per poi impossessarsi della sua auto mentre il Tavoletti restava con l’uomo». In un altro caso la vittima di turno, una volta arrivata nell’abitazione concordata per l’incontro, sarebbe stata picchiata. «Non appena la parte offesa giungeva nell’abitazione», si legge in un altro passaggio della richiesta di rinvio a giudizio che riguarda un altro episodio contestato, «il Tavoletti, che era nascosto dietro la porta d’ingresso, lo afferrava per la maglia, lo trascinava all’interno facendolo sedere sul divano, gli sferrava un calcio a una gamba e, tenendo in mano un coltello da cucina, gli intimava di non urlare e di consegnargli le chiavi della macchina, il portafoglio e tutti i soldi che aveva; quindi la Testasecca afferrava le chiavi e la somma di 50 euro e si allontanava per poi impossessarsi della macchina dell’uomo da cui prelevava la somma di 300 euro».
In un caso, secondo l’accusa, la donna avrebbe minacciato la vittima di turno – dopo che quest’ultimo aveva disdetto l’appuntamento– di rivelare l’incontro ai familiari e agli amici qualora lui non le avesse dato dei soldi. Inoltre, avrebbe minacciato la vittima anche di pubblicare delle conversazioni su alcuni social. Il giudice si è riservato sulla richiesta di scarcerazione fatta per l’uomo
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