Ricostruzione, 22mila edifici rischiano di rimanere inagibili

6 Novembre 2021

L’allarme: per queste strutture non è stata presentata alcuna richiesta per ottenere il contributo Il commissario Legnini scrive a cinquecento sindaci per rintracciare i proprietari degli immobili

TERAMO. Sono 22mila gli edifici danneggiati dal sisma che rischiano di rimanere inagibili. Nonostante l'accelerazione impressa alla ricostruzione dall'imponente opera di semplificazione burocratica portata avanti dal commissario straordinario Giovanni Legnini, che si è tradotta in un aumento esponenziale del numero di pratiche lavorate e dei decreti di contributo concessi, nel cratere sismico, infatti, ci sono ancora 22mila edifici censiti come inagibili dopo i terremoti del 2016 e 2017, di cui 5.300 solo in Abruzzo, per i quali non è ancora stata presentata né la richiesta né la prenotazione del contributo e che, dunque, rischiano di non poter beneficiare dei fondi pubblici per la ricostruzione se entro il 15 dicembre i proprietari non avanzeranno almeno la manifestazione di volontà a richiedere il contributo stesso.
A sottolinearlo è la struttura commissariale che fa capo a Legnini, che proprio ieri mattina ha scritto ai sindaci di oltre 500 Comuni delle quattro regioni del cratere sismico 2016 invitandoli a prendere ogni iniziativa possibile per raggiungere i proprietari delle case inagibili che non hanno ancora fatto passi concreti per la ricostruzione.
I cittadini che non hanno ancora presentato agli uffici speciali regionali la richiesta di contributo insieme al progetto dell'intervento hanno, infatti, l'obbligo di trasmettere al commissario, in via telematica, una manifestazione di volontà a richiedere il contributo stesso, pena la sua decadenza, entro il 15 dicembre. Degli oltre 22mila immobili inagibili per i quali non è stata presentata alcuna domanda, tolta la quota abruzzese, 9.500 sono nelle Marche, 4.400 in Umbria e 2.700 nel Lazio. Nelle Marche, tuttavia, si registrano le percentuali più alte di contributi richiesti o prenotati rispetto al danno subito, con una copertura media del 79%, seguita dal Lazio con il 73%, l'Umbria con il 63%, l'Abruzzo con il 58,8%, a fronte di una media del 72,6% nelle quattro regioni colpite dal sisma. In totale nel cratere a oggi le manifestazioni di volontà a ricostruire già presentate sono state 27 mila e riguardano 37.200 edifici, che si aggiungono ai 21.100 per i quali esiste già la richiesta di contributo, per un totale di 58.300 edifici. «Un numero molto elevato ma ancora distante da quello degli edifici censiti come inagibili dopo il sisma, che erano 80.300», evidenzia la struttura commissariale, «sulla carta mancano dunque 22mila edifici, e anche se molti di questi potrebbero non aver diritto al contributo, perché già all'epoca inutilizzati, si è deciso di mantenere aperta la finestra per le prenotazioni fino a metà dicembre».
Nei centri più colpiti, dove si registra un alto numero di edifici inagibili, e c'è una maggior consapevolezza degli adempimenti connessi alla ricostruzione, il grado di copertura è generalmente elevato. In particolare nelle Marche, dove si va dal 97,5% di Arquata del Tronto, con 189 edifici già oggetto di richiesta e 1.830 con manifestazione di volontà rispetto a 2.070 inagibili, all'89,1% di Ascoli Piceno. In Umbria il grado di copertura è pari al 70,7% a Norcia, al 68,6% a Spoleto e al 62,3% a Cascia mentre nel Lazio il numero di contributi richiesti o prenotati per gli edifici inagibili è pari all'84,5% ad Amatrice, ad Accumoli, al 64,7% a Leonessa. La situazione più preoccupante, come sottolinea la struttura commissariale, è quella dell'Abruzzo. A Barete ci sono 15 richieste di contributo e 5 manifestazioni di volontà su 89 edifici inagibili, con una percentuale del 22,5%, la più bassa del cratere. Sotto il 50% anche Tossicia, Campotosto, Pizzoli, Pietracamela, Cagnano Amiterno e Fano Adriano. Per quanto riguarda Teramo città, invece, la copertura è del 68,5%, con 949 richieste di contributo presentate o prenotate a fronte di 1.386 edifici dichiarati inagibili.
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