Ricostruzione, avviate solo 40 pratiche

Una goccia nel mare delle 1.700 ordinanze di sgombero in città. L’assessore Di Sabatino: «Ora dobbiamo accelerare»
TERAMO. La ricostruzione non è ancora iniziata. A testimoniarlo è il dato, reso noto ieri mattina a margine della seduta della commissione comunale che ha esaminato la convenzione con l'ufficio speciale per la gestione delle pratiche post sisma, relativo alle procedure attivate finora tramite il Muta, la piattaforma telematica a disposizione di enti e professionisti. Sono appena 40, al momento, i progetti inseriti nel sistema on line che permetterà di verificare e ammettere al finanziamento gli interventi sugli immobili privati resi inagibili dai terremoti dei mesi scorsi. E' una cifra minima, infinitesimale rispetto alle oltre 1.700 ordinanze di sgombero che hanno fatto attestare a più di cinquemila gli sfollati su tutto il territorio comunale.
L'avvio lentissimo della fase successiva all'emergenza, quando ormai è passato più di un anno alle prime violente scosse sismiche di fine agosto del 2016, è dipeso anche dalla mancanza di strumenti tecnici e burocratici per istruire e smaltire le pratiche. Uno di questi, l'ultimo ancora da attivare, è proprio la convenzione che ripartisce le competenze tra Comune e Ufficio speciale per la ricostruzione nelle attività legate al recupero delle abitazioni lesionate dai forti terremoti susseguitisi fino a metà gennaio. Il provvedimento, dunque, ieri è approvato in commissione e martedì prossimo arriverà in consiglio per il varo definitivo. «A quel punto non ci saranno più attenuanti», dichiara l'assessore comunale alla ricostruzione Alfonso Di Sabatino Martina, «e bisognerà imprimere una drastica accelerazione alle procedure, in particolare quelle riguardanti il ripristino degli edifici con esito B». Per questi ultimi, che sono i meno danneggiati anche se dichiarati inagibili, non c'è più tempo da perdere. «Non vogliamo che si ripetano gli errori seguiti al terremoto del 2009», afferma l'assessore e vicesindaco Di Sabatino Martina, «con interventi ancora da avviare quando ci sono state le scosse di un anno fa». Il Muta (Modello unico trasmissione atti) consentirà di snellire i passaggi burocratici azzerando i tempi di trasferimento delle pratiche da un ufficio all'altro. «Ogni ente potrà completare la parte di propria competenza direttamente on line basandosi sulla documentazione inserita dai singoli professionisti». La maggior parte del lavoro sarà a carico dell'Ufficio speciale diretto da Marcello D'Alberto che dovrà verificare la congruità dei progetti ai danni accertati e dare il via libero al finanziamento delle opere previste. Al Comune spetteranno il rilascio dei titoli edilizi e i controlli relativi ai vincoli paesaggistici, oltre agli adempimenti relativi a espropri e occupazioni d'urgenza per gli interventi pubblici e alla chiusura dei procedimenti riguardanti le attività produttive.
Il meccanismo sarà più complicato per gli immobili d'interesse storico sui quali è richiesto il nulla osta della sovrintendenza regionale. Quest'ultima infatti per problemi tecnici non è in grado di operare sulla piattaforma telematica e si esprimerà solo su documenti cartacei da presentare in triplice copia. «I tempi rischiano di allungarsi tantissimo con le prevedibili conseguenze ad esempio sui centri storici», osserva Di Sabatino Martina, «per questo dovrebbe intervenire l'Ufficio speciale e sollecitare l'attivazione di un metodo di lavorazione delle pratiche meno tradizionale anche da parte della Soprintendenza regionale».
L'assessore tiene a precisare che il Comune ha già predisposto tutto quello che è di sua competenza. «Abbiamo completato la perimetrazione sismica e la microzonazione di terzo livello è in gara», conclude, «a breve affronteremo anche la delicata questione degli aggregati, i comparti che comprendono più immobili vicini da ricostruire, ma non possiamo andare oltre se non si avviano le pratiche».
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