Ricostruzione, edilizia pubblica lumaca

3 Dicembre 2017

Per il sisma 2009 riguarda solo il 3,6% dei pagamenti. La Scuola edile: «La burocrazia rallenta tutto»

TERAMO. Ricostruzione, andamento lento. Ma con diversi gradi di lentezza. E’ il risultato dell’analisi compiuta al convegno nazionale di Formedil a Teramo. La struttura che raggruppa le Scuole edili ha chiamato i numeri uno della ricostruzione targata 2009 e 2016. Si è parlato della necessità di una ricostruzione regolamentata che eviti l’affermarsi di operatori irregolari.
I direttori degli uffici speciali della ricostruzione 2009 e 2016 Paolo Esposito e Marcello D’Alberto hanno illustrato l’attività dei rispettivi uffici. D’Alberto ha sottolineato di avere emesso 14 decreti di finanziamento, principalmente per il ripristino di attività produttive a fronte di circa 200 pratiche depositate e ha dato per prossima l’ordinanza che disciplinerà la sovrapposizione dei danni dei terremoti 2009 e 2016/17. Esposito ha dato alcune cifre. In tutto l’Abruzzo sull’edilizia privata è stato erogato un miliardo 68 milioni circa a fronte di richieste per un miliardo e 700 milioni. Degli oltre 650 milioni non spesi molti sono in provincia di Teramo. In particolare, dai dati pubblicati sul sito dell’Usrc, risulta che nel cratere sono molto indietro, con percentuali di ammissione a contributo su risorse assegnate del 7% e del 40% (dati aggiornati e fine 2016), rispettivamente Pietracamela e Fano, mentre gli altri centri teramani del cratere hanno superato il 100%. Per l’edilizia pubblica erogati circa 69 milioni su quasi 174 finanziati: anche in questo caso accanto a casi virtuosi, in provincia, ci sono opere al palo, in cui non c’è nemmeno la progettazione: è il caso dei lavori al cimitero di Colledara e alle case popolari di Montorio. In altri casi si è fermi al progetto (municipio di Castelli e cimitero di Arsita, dati aggiornati a ieri). Il 74,5% dei mandati di pagamento hanno interessato l’edilizia privata, solo il 3,6% le opere pubbliche e l’8,3% l’edilizia scolastica.
In questa situazione da una parte il presidente della Scuola edile teramana, Ezio Iervelli, ha chiesto agli enti di vigilanza «di collaborare per la circolazione di informazioni sui cantieri attivi, per verificare la manodopera impiagata e la formazione svolta nel rispetto della legge». Dall’altra il vice Silvio Amicucci ha sottolineato che «la burocrazia rischia di rallentare la ricostruzione e che si attenui l’attenzione sui fenomeni distorsivi della concorrenza che attengono il lavoro irregolare e grigio». Attualmente la trafila è questa: il progetto va presentato ai Comuni, quasi tutti sono convenzionati con l'Utr che li vaglia, poi tornano al Comune, che li deve approvare e li invia all'ufficio speciale della ricostruzione che li valuta e assegna le risorse. In questo farraginoso iter possono sorgere mille ostacoli. Tant’è che il commissario Paola De Micheli ha disposto l’abolizione dell’Utr e l’accentramento delle funzioni all’ufficio speciale ricostruzione, in modo da dimezzare i passaggi. «Speriamo che questa semplificazione dia un'accelerata nel Teramano, ma anche che non tolga il controllo all'ente locale», conclude Amicucci. (a.f.)