Ricostruzione, primato per i contributi respinti: 1.059 su 4.891 domande

12 Gennaio 2023

Il dato emerge dal rapporto di fine mandato del commissario Legnini Rivera (Usr): sono sovrapposizioni con i danni del 2009 e casi sanabili

TERAMO . C’è un record abruzzese nel rapporto sulla ricostruzione post-sisma del Centro Italia. È quello delle pratiche respinte ai privati che hanno presentato le domande di contributo per riparare immobili lesionati. La regione detiene il primato in questa particolare classifica elaborata dalla struttura commissariale che sta attraversando la fase del passaggio di consegne alla guida tra Giovanni Legnini e il senatore ascolano di Fratelli d’Italia Guido Castelli. Si tratta di un risultato che però non va letto come conseguenza di particolare severità nell’analisi delle richieste da parte dell’Ufficio speciale per la ricostruzione abruzzese. Il dato scaturisce, infatti, da un fattore territoriale e da una questione procedurale che tende a recuperare le pratiche non in linea con i criteri di finanziamento.
NUMERI RECORD
In Abruzzo sono state finora 1.059 le istanze respinte, su un totale di 4.891 presentate, pari al 21,26 per cento. L’incidenza dei dinieghi è ancora più marcata nel confronto con le istanze accolte, che si attestano a 2.021. In sostanza, ogni due domande esaminate una viene rigettata. Si avvicina al risultato abruzzese solo il Lazio, dove è stato registrato il 20,08 per cento di domande respinte (sono 591, a fronte delle 2.942 presentate e delle 1.614 accolte). L’Umbria si ferma al 14,93 per cento, mentre le Marche non vanno oltre il 5,38 per cento. Tra i comuni del cratere 2016-2017 il primato delle richieste rigettate va a Montereale, nell’Aquilano, che ne conta 103 su 374 presentate (27,54 per cento) e 173 accolte. A seguire figura Amatrice (19,92 per cento) e Teramo (19, 88) con 138 dinieghi a fronte di 694 istanze di cui 330 accolte. Montorio si attesta poco sotto, al 18,39 per cento.
COME SI SPIEGANO I DATI
«I rigetti sono dovuti alla sovrapposizione di richieste per i danni del terremoto 2009 e quelli per il sisma del Centro Italia, fenomeno il cui impatto è maggiore in Abruzzo», spiega Vincenzo Rivera, direttore dell’Ufficio speciale regionale, «ma anche a una norma che, su mia iniziativa, è stata introdotta tramite la cabina di coordinamento». Nel primo caso, dunque, le pratiche respinte sono doppioni di quelle presentate per il terremoto di quasi 14 anni fa e che si riferiscono a richieste già esaminate o tutt’ora al vaglio dei tecnici. L’altra parte delle istanze rigettate, invece, riguarda situazioni sanabili in base alla norma citata da Rivera. Tra queste figurano le successioni ereditarie irrisolte, le sanatorie non attivate per piccoli abusi edilizi, ma anche la cosiddetta mancata “affrancazione” dagli usi civici sull’area in cui si trova l’immobile. «Sono situazioni in cui gli eredi o i proprietari non hanno tutti i requisiti per accedere ai contributi e che, in molti casi, non hanno neppure interesse a mettersi tempestivamente in regola per evitare esborsi», evidenzia il direttore dell’Usr, «la norma in questione stabilisce però che il decreto di rigetto possa essere revocato se, entro il termine di 120 giorni, la carenza viene colmata». Si tratta, insomma, di uno stimolo a non rinviare gli adempimenti necessari a ottenere il via libera ai contributi. «Anche questo ci ha permesso di accelerare la valutazione delle richieste», conclude il direttore, «facendo segnare per l’Abruzzo la percentuale più alta di incremento annuo dei decreti tra le quattro regioni».
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