Riempie di botte la moglie, a processo

29 Giugno 2018

La manda in ospedale per sei volte. Un altro ex marito imputato per maltrattamenti: «Ti butto l’acido e ti uccido»

TERAMO. Due donne che hanno trovato il coraggio e la forza di denunciare. E queste sono le loro storie raccontate nelle aule di giustizia dove i processi per maltrattamenti non si contano più. Drammaticamente uguali. A volte con particolari diversi in scenari che si ripetono.
E allora ecco l’ex marito che, dopo la separazione, minaccia lei di buttarle dell’acido in faccia e di ucciderla insieme al loro figlioletto. O il coniuge che per ben sei volte in meno di due anni massacra di botte la moglie «per alimentare», si legge nel capo d’imputazione, «lo stato di totale soggezione della sua vittima». Ma tra tanti processi che iniziano ci sono anche quelli che finiscono alla prima udienza. Come quello in cui una donna era imputata di stalking nei confronti di un carabiniere con cui aveva avuto una relazione e per cui ieri il giudice Lorenzo Prudenzano ha sentenziato il non doversi procedere visto che la vittima, cioè il militare, ha ritirato la querela.
Il primo caso è quello di un cinquantenne teramano rinviato a giudizio dal gup Mauro Pacifico per maltrattamenti e lesioni nei confronti della moglie. Secondo l’accusa per due anni, dal 2015 al 2017, l’avrebbe maltrattata e picchiata selvaggiamente a tal punto da rendere necessario più ricoveri in ospedale. Come quella volta che le avrebbe incrinato una costola e quell’altra ancora in cui l’avrebbe colpita alla testa procurandole un trauma cranico. In una occasione, inoltre, le avrebbe messo le mani al collo stringendo e minacciando di ucciderla.
Particolari diversi ma scenario drammaticamente uguale per il 46enne a processo davanti al giudice Sergio Umbriano. In questo caso tutto sarebbe iniziato dopo la separazione e dopo la decisione del tribunale dei minori di affidare il figlioletto alla donna. L’uomo l’avrebbe seguita nei posti di lavoro, al supermercato, nelle uscite con le amiche. Questo dopo centinaia di sms. E non solo. In alcune occasioni si sarebbe presentato davanti al portone di casa dei genitori della donna sferrando pugni nel cuore della notte e urlando frasi «Vi ammazzo tutti, anche il bambino». Dello stesso tenore il contenuto di svariati sms di minacce (tutti prodotti in aula): «Ti taglio la testa, ti spacco la faccia, ti butto l’acido, uccido te e tuo figlio».
Sempre secondo l’accusa, inoltre, più volte si sarebbe presentato all’ingresso della scuola del figlio e nei locali pubblici, a cominciare dal supermercato, frequentati dalla ex per essere allontanato dal personale di vigilanza proprio in seguito alle minacce pubbliche fatte alla donna.
E ieri mattina era fissata la prima udienza del processo a carico di una donna teramana accusata di stalking nei confronti di un carabiniere con cui aveva avuto una relazione sentimentale. Dopo la fine della storia, secondo l’accusa dell’uomo, quest’ultima avrebbe iniziato a perseguitare lui e la sua nuova compagna fino al punto di inviargli le immagini di un feto morto dicendogli di averla fatta abortire. Ieri, proprio in apertura del processo, il militare ha ritirato la querela nei confronti della donna assistita dagli avvocati Antonietta Ciarrocchi e Monica Passamonti.
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