Rifiuti, scontro sull’aumento della tassa

L’opposizione: «Nessun obbligo dall’Agenzia nazionale». D’Alberto: impatto ridotto con il taglio di 430mila euro ai costi
TERAMO . L’aumento della tassa sui rifiuti accende il confronto in consiglio comunale. Nella seduta di ieri pomeriggio, dedicata in gran parte all’esame del Pef, il piano economico e finanziario presentato dalla Team, la società che gestisce i servizi di igiene urbana in città, il dibattito è stato incentrato sull’incremento dell’8 per cento della Tari a carico di famiglie, attività produttive e professionisti da applicare per l’anno in corso. Per l’amministrazione, come riferito in aula dall’assessore ai tributi Stefania Di Padova, si tratta di un rincaro dovuto a disposizioni dell’Arera, l’Autorità nazionale di regolazione di reti, energia e ambiente, che ha richiesto l’adeguamento delle tariffe a indici Istat, andamento dell’inflazione e impennata dei costi relativi ad esempio ai carburanti. L’opposizione, però, ritiene che non si sia trattato di un’imposizione.
«Il provvedimento dell’Arera consente la revisione, non obbliga dunque gli enti all’adeguamento», fa notare Berardo Rabbuffo (Lega), «e comunque la disposizione risale a gennaio e l’amministrazione arriva in ritardo perché l’aumento è applicato sulle bollette di settembre e gli uffici saranno costretti a correre per elaborarle in tempo». Per Carlo Antonetti (Forza Italia) si tratta dunque di una «scelta politica, non tecnica, perché i maggiori costi si potevano coprire con altre entrate». Luca Corona (Fratelli d’Italia) fa notare che «qualcosa non va perché, nonostante i dati secondo cui la raccolta differenziata è in crescita, la tassa continua ad aumentare». Non ci sarebbe, insomma, alcun beneficio per i cittadini che fanno il “porta a porta” o che devono trasportare i rifiuti in macchina nelle ecoisole delle frazioni. «Questo servizio è stato attivato in via sperimentale, ma dura da tre anni», rileva il consiglieri, «con disfunzioni per i rifiuti lasciati nelle strutture». Le difficoltà nelle isole ecologiche sono rimarcate anche da Mario Cozzi (Forza Italia), mentre secondo Maria Cristina Marroni (Teramo è meglio) il sindaco Gianguido D’Alberto ha cambiato idea nel corso degli anni sull’acquisizione da parte del Comune della quota privata della Team, facendola pagare all’ente 1,5 milioni di euro in più rispetto al prezzo fissato all’epoca dalla curatela giudiziaria. Il primo cittadino, affiancato dal presidente della società Sergio Saccomandi, ribadisce però che l’incremento della tassa era dovuto per l’aggiornamento dei costi del servizio e che poteva raggiungere il 13 per cento. «Lo abbiamo limitato», spiega, «anche tramite un contenimento delle spese di 430mila euro». D’Alberto precisa inoltre che la quota privata della Team è costata 1,4 milioni di euro, spesa per circa un milioni coperta con i dividendi societari. «La trasformazione in società in house del Comune è stata un’operazione che ha consentito il rilancio dell’azienda con investimenti tramite il Pnrr per oltre 30 milioni»,chiarisce il sindaco, «l’opposizione, secondo cui la Team sarebbe finita nel baratro, dovrebbe ammettere di chiedere scusa». La solidità della società è ribadita anche dall’assessore all’ambiente Graziella Cordone prima del voto che approva il Pef con 20 sì della maggioranza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

