Rincari e bollette triplicate: allarme di ristoratori e bar

Gli imprenditori teramani: «Dopo la pandemia un altro colpo di grazia per noi» In molti hanno ritoccato il costo delle consumazioni: «Difficile andare avanti»
TERAMO. Se nel 2020 e 2021 un bar spendeva in media 6.700 euro per le bollette di luce e gas, nei prossimi dodici mesi, ipotizzando che gli aumenti attuali restino costanti, lo stesso bar spenderà 14.740 euro.
Sono i dati diffusi dalla Confesercenti nazionale che lancia l'allarme. Gli operatori teramani del settore confermano i dati divulgati dalla Confesercenti sulla base delle bollette delle ultime settimane e delle fatture emesse dai fornitori per le materie prime. «Gli stranieri in città sono stati meno quest'anno e loro sono quelli in genere più propensi a spendere per un pranzo completo. Turisti e teramani stanno limitando le uscite nei ristoranti e quando lo fanno sono attenti a ciò che scelgono», dice Marcello Schillaci, titolare della Cantina di Porta Romana, «chi va a mangiare fuori ormai non fa più un pasto completo, dall'antipasto al dolce: si scelgono un paio di piatti, spesso da condividere. Ho perciò adeguato il menù alle nuove tendenze, variegando l'offerta. Le bollette per il mio locale sono triplicate: duemila euro di luce, contro le 600 euro dell'anno scorso. Ma anche i costi delle materie prime: un bancale di pomodori del territorio mi costava 700 euro fino a qualche mese fa, oggi 1.200 euro. Stesso discorso per l'olio: prezzo triplicato. È chiaro che diventa difficile andare avanti, la mia salvezza per ora è che ho un locale a conduzione famigliare».
A vedersi recapitare una bolletta della luce da 5.400 euro, contro le 1.800 dello stesso periodo di un anno fa, è stato il titolare del ristorante Green Park, Marcello Di Teodoro: «Siamo arrabbiati perché dopo due anni di pandemia ci troviamo ora ad affrontare una emergenza frutto di speculazioni», dice Di Teodoro, proprietario anche del ristorante La stazione. Qui, nel locale che è anche pizzeria, i ritocchi al menù sono stati «inevitabili, ma minimi rispetto a quelli che dovrei applicare per coprire le spese. Dopo anni ho dovuto aumentare il costo della pizza Margherita: da cinque a sei euro. Ma dovrei farla pagare 8 euro se volessi ammortizzare le spese di bollette e materie prime. Per noi è tutto aumentato: il costo del carbone per gli arrosticini, ad esempio, è quadruplicato». Fra i bar del centro c'è chi ha avuto la “fortuna” di stipulare contratti con compagnie energetiche un anno fa, bloccando la tariffa. È il caso del caffè D'Avignon di corso de Michetti e del bar pasticceria Vanilla di via Savini. «Gli aumenti ci sono e il calo del fatturato nei prossimi mesi desta preoccupazione: le famiglie devono far fronte a spese lievitate e se limiteranno i consumi diventa difficile per tutte le attività andare avanti», dice Davide Calvarese, titolare del Vanilla. «I costi sono raddoppiati sul fronte dell'energia, così come sono lievitati i prezzi della merce: diventa sempre più faticoso far fronte a questa situazione», aggiunge Francesco Di Gregorio, titolare del D'Avignon, «l'impatto sui ricavi è rilevante, attorno al 30% e l'incertezza di quello che accadrà non fa che aumentare le preoccupazioni».
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