«Ripartenza critica senza una pianificazione»

26 Aprile 2020

Gli architetti: gli strumenti per riorganizzare le nostre città ci sono, nessuno li applica

TERAMO. Sulla fase 2 dell'emergenza interviene con una nota l'Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Teramo.
«Nell'imminenza della data del 4 maggio, quando molte attività dovrebbero ripartire, si succedono le ricette per favorire la coesistenza tra la vita di tutti i giorni e la pandemia. Sui media e nei vari tavoli istituzionali si alternano esperti che ci raccontano quale saranno le soluzioni, prospettando nuove regole e iniziative. Eppure», afferma il presidente dell'Ordine, Raffaele Di Marcello, «nessuno ricorda che gli strumenti per riorganizzare le nostre città ci sono, e spesso dovevano essere applicati anni fa. Dai piani territoriali dei tempi e degli orari, previsti da una legge nazionale del 2000 e da una legge regionale del 2005, ai piani urbani del traffico, le cui direttive ministeriali contengono tutti gli strumenti per favorire l'intermodalità e l'uso disciplinato del territorio, fino ai piani urbani della mobilità sostenibile e ai piani regolatori generali, con i loro strumenti attuativi, la legislazione italiana contiene già tutte le risposte alle domande che in questi giorni ci stiamo ponendo».
Secondo gli architetti teramani nei vari tavoli di lavoro istituzionali «dei tecnici tutti si sono dimenticati. E i risultati, adesso, sono drammaticamente sotto gli occhi di tutti. Un report di Ernst & Young analizza quanto i capoluoghi italiani sono pronti a ripartire e ad affrontare la fase 2 post emergenza. La situazione, in Abruzzo, è impietosa, soprattutto per Teramo che risulta tra le città capoluogo con scarsa resilienza e probabile ripartenza critica. Tutto ciò perchè le nostre città, negli anni pre-emergenza, non hanno investito nella pianificazione che avrebbe potuto, e dovuto, rendere facilmente adattabili a situazioni come quella attuale».
Quali le soluzioni? Per Di Marcello «il tempo perso è difficilmente recuperabile, ma invitiamo tutte le istituzioni a ripartire dalle azioni che dovevano essere fatte anni fa e sono state ignorate e dimenticate. Nel prendere le decisioni chiediamo che vengano coinvolti anche gli Ordini professionali, con il bagaglio di esperienze e professionalità che i loro iscritti rappresentano».