“Ristoranti tipici d’Abruzzo” per lanciare la cucina teramana

11 Giugno 2019

La Regione ha creato un marchio di qualità di cui si potrà fregiare solo chi usa e propone prodotti locali Quattro imprenditori del settore: «Occasione d’oro per promuovere le nostre tradizioni culinarie» 

TERAMO. Una legge in grado di valorizzare la ricchissima tradizione culinaria teramana. Una tradizione come ce ne sono poche in Italia che però non ha mai avuto la forza di imporsi a livello nazionale.
La legge regionale recentemente emanata, crea un marchio – il primo in Europa – in grado di identificare l’Abruzzo dal punto di vista gastronomico, di cui potranno fregiarsi i ristoranti che aderiranno a un disciplinare. La legge, che ha iniziato il percorso con la precedente giunta e l’ha terminato con quella attuale – in particolare con l’assessorato di Mauro Febbo – viene ritenuta una grande risorsa da un gruppo di ristoratori teramani che sta promuovendo il marchio “Ristorante tipico d’Abruzzo” in provincia di Teramo.
«Valorizza la gastronomia abruzzese», esordisce Valerio Di Mattia de Il Palmizio di Alba, «attraverso una grande alleanza fra produttori e ristoratori: si valorizza la filiera regionale, il famoso“chilometro 0”». Almeno il 60% dei prodotti inseriti nel menù dovrà infatti essere abruzzese. E ogni due coperti il ristorante tipico d’Abruzzo dovrà avere un’etichetta di vino abruzzese. Questi sono i due principali requisiti che dovrà avere il ristorante che ambisce al marchio.
«Finalmente c’è uno strumento», aggiunge Gennaro D'Ignazio de La vecchia marina di Roseto, «che collega tradizione e territorio, valorizzando i forti richiami culturali di cui sono portatori, ad esempio, i piatti delle nostre nonne». Tutto questo consentirà alla nostra cucina di superare, una volta per tutte, gli stretti confini regionali. «Finora», precisa infatti Di Mattia, «non abbiamo avuto la capacità di promuovere una identità della gastronomia teramana. Finora i ristoranti non hanno parlato un linguaggio comune».
«Ora bisogna partire con le certificazioni in base al disciplinare a cui aderire», aggiunge Marcello Schillaci de “La cantina di Porta Romana” a Teramo, «e potranno aderire tutti, dal chioschetto più semplice al ristorante più raffinato l'importante è che sia vicino al territorio. Per la prima volta si superano le divisioni e ci si pone un obiettivo comune per migliorare e garantire al turista enogastronomico la qualità».
Il riferimento al turismo è centrale: «Creare una mappatura territoriale di ristorazione certificata è importante per i flussi turistici che si muovono sull'enogastronomia, che è poi il turismo più ricco. Tutto questo incrementerà la rete di accoglienza turistica mirata sull'enogastronomia», aggiunge D’Ignazio.
A sottolineare che la legge regionale sarà un’occasione basilare per la promozione – e anche tutela – della cucina teramana è Daniele Zunica di Zunica 1880 di Civitella. «Quella teramana è ritenuta la cucina più importante d'Abruzzo e fra le prime in Italia», osserva, «il problema è che negli ultimi 40 anni questo primato si è un po' appannato, anche per l'assenza di strumenti di promozione. Una cucina così ricca, che va dai prodotti del mare a quelli della terra e della cultura agropastorale, è molto rara. Speriamo che questa legge riporti la cucina teramana al posto che le spetta, anche in Italia. Da sottolineare poi un’altra caratteristica della legge: rafforza rapporto fra filiera e ristorazione. Dal punto di vista ristorativo ci sarà maggior rispetto verso il contadino, il pastore, il piccolo artigiano». Schillaci inoltre fa notare che la ristorazione teramana, soprattutto nell’entroterra è stata colpita dal terremoto e dai suoi effetti, cioè lo spopolamento, per cui bisogna tutelarla con forza maggiore.
E quindi, dopo la nascita della comunità di ristoratori – non prima della fine dell’anno – si potranno elaborare progetti di sviluppo, come l’apertura vetrine enogastronomiche a livello nazionale. «Penso ad esempio sulle virtù, uno degli pochi piatti rituali esistenti: vale oro e turisticamente è un’opportunità notevole», conclude Di Mattia.
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