Ristoratore sfida i divieti: mi chiudono, resto aperto

17 Gennaio 2021

Il titolare della Contea: «È anticostituzionale, lavoro per campare la famiglia»

TERAMO. Una data: 15 gennaio 2021. Mattia Zicchinella, 38enne titolare del ristorante pizzeria “La Contea”, l’ha scelta insieme a decine di altri suoi colleghi ristoratori di tutta Italia per riprendersi il futuro.
La sera del 15 è rimasto aperto come tanti altri colleghi uniti in questa disobbedienza civile contro le regole imposte dal nuovo Dpcm sulle chiusure alle 18. I carabinieri lo hanno sanzionato e chiuso il locale per cinque giorni, così come sono stati sanzionati i 16 clienti. Ma lui sfida i divieti e annuncia che resterà aperto anche in questi cinque giorni. «Rispetto il lavoro delle forze dell’ordine, ma io non mi voglio arrendere», dice, «non rispetterò il provvedimento di chiusura e il mio ristorante continuerà a restare aperto perché ritengo che la chiusura sia anticostituzionale». Mattia, che sei anni fa ha aperto il locale di via Veneto, è uno dei tanti ristoratori italiani che ha deciso di non attenersi più alle fasce orarie imposte per l’apertura al pubblico riprendendoa lavorare normalmente. La protesta ha un programma semplice e “Io apro per non chiudere più” è lo slogan scelto che ha già accomunato decine di ristoratori. Una sintesi di rabbia e disagio di una parte di categoria che ha deciso di mettere in pratica «quello che è uno nostro diritto e cioè quello di lavorare come viene sancito dalla nostra Costituzione».
Un movimento di protesta con le idee chiare a cui Mattia ha subito aderito. «Devo lavorare perché sono in uno stato di necessità», dice, «devo provvedere alla mia famiglia che ha in questo locale la sua unica fonte di sostentamento e devo garantire il salario ai miei dipendenti. Ne avevo quattro, ora due sono in cassa integrazione Covid e gli altri dovranno pur mangiare. Nessuno ha voglia di fare la guerra, l’unico vero motivo alla base della nascita del movimento è la pura necessità di andare avanti perché i ristori dello Stato fanno veramente ridere». E qui il giovane ristoratore entra nel merito dei numeri. «Il mio locale sono chiuso dal 25 ottobre», dice, «ho ricevuto un ristoro di 2.400 euro. Ebbene io pago 2.300 euro di affitto al mese mille per le utenze. Tutto il resto come lo pago?». E ancora: «I nostri locali sono sicuri. Abbiamo fatto delle spese per garantire la sanificazione e tutto quello che ci è stato imposto. Garantiamo il distanziamento e il rispetto delle norme anti Covid. Abbiamo fatto anche per questo degli investimenti e poi, invece, non ci hanno fatto riaprire. Perché dobbiamo chiudere se rispettiamo tutte le misure di sicurezza? Tra spese e tasso siamo già allo stremo». La disobbedienza culinaria, dunque, non si ferma. « Perché a pranzo i locali sono sicuri e a cena no?», continua, «io ho già fatto la scelta di non riaprire a pranzo perché non mi conviene. C’è poca gente in giro e quindi, di conseguenza, pochi clienti. Corro il rischio di comprare materie prime che poi non possono consumare. E allora ripeto se il mio locale è sicuro per il pranzo perché per la cena no? Devo ringraziare i clienti che hanno aderito dimostrando grande solidarietà visto che sono stati sanzionati. Per i consumi non c’è stato un pagamento ma una offerta libera». E Zicchinella conclude: «Siamo per la legalità e la sicurezza, se restiamo aperti lo facciamo seguendo le regole ma il governo deve aiutare le imprese, bloccare l e tasse, altrimenti si uccidono migliaia di piccolo imprenditori. Io non mi voglio arrendere e non mi arrendo. Fin quando posso andare avanti lo faccio».
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