Ritratto di Silone stasera su Rai 5

“La voce del cafone” a 90 anni da “Fontamara” con studiosi dell’ateneo teramano
TERAMO. «Che fare?». Se lo chiedeva molte volte Ignazio Silone nella sua lotta per i diritti dei più poveri, così tante volte che è proprio quella domanda a chiudere Fontamara, il romanzo di maggior successo dell’autore abruzzese. Forse non ha mai trovato la risposta, ma di certo l’ha sempre cercata: come scrittore, politico, giornalista e drammaturgo, in prima linea per difendere i più umili, «i cafoni» come amava chiamarli. A 45 anni dalla morte e 90 dalla pubblicazione di “Fontamara”, Rai Cultura rilegge la sua vita e la sua opera con lo “Speciale Ignazio Silone. La voce del cafone”, di Clarissa Montilla, Alessio Guerrini e Dario Marani, in onda stasera alle 22.55 su Rai 5, per il ciclo “Sciarada. Il circolo delle parole”. Tra le testimonianze, quelle del pronipote Romolo Tranquilli, di Andrea Sangiovanni dell’università di Teramo, del sociologo Benedetto Di Pietro, di Manlio Cimini dell’università di Chieti-Pescara, dello scrittore Renzo Paris, di Liliana Biondi dell’ateneo dell'Aquila, di Sebastiana Ferrari, curatrice dell’Archivio Silone. Ignazio Silone, o meglio Secondino Tranquilli, nasce il 1° maggio 1900 – una data che diventa un destino – a Pescina. La sua terra d’origine è la zona del Fucino, dove a metà Ottocento i nobili Torlonia avevano fatto prosciugare il lago. Così, ricorda Andrea Sangiovanni, «si appropriano di un latifondo di quattordicimila ettari ricostruendo un sistema piramidale di vassallaggio. La piramide sociale la descrive Silone: in capo a tutto c’è Dio, poi c’è il principe Torlonia, poi ci sono i guardiani del principe Torlonia, poi ci sono i cani del principe Torlonia, poi nulla, poi nulla, poi ancora nulla e poi ci sono i cafoni». Dopo la tragica morte della madre nel terremoto della Marsica, comincia a scrivere per Avanti! in cui denuncia le ruberie dopo il sisma, ma finisce in carcere. È tra i fondatori del Partito Comunista italiano. Conosce Lenin e Stalin, ma poi cambia la sua idea politica. Nel 1931 il Pci lo espelle. Da quel momento diventa «un socialista senza partito, un cristiano senza chiesa», perché del cristianesimo apprezza i principi, non la Chiesa e le sue ritualità. È da questo conflitto interiore e dalle sue esperienze che nasce “Fontamara”. Lo Speciale si chiude a Pescina dove lo scrittore riposa, secondo le sue volontà, sotto il campanile di San Berardo, con la vista del Fucino in lontananza e ad Aielli dove l’artista Alleg ha trascritto “Fontamara” in un murale di 80 metri. (lad’i)

