Rivolta in carcere, c’è l’inchiesta: trasferiti i primi sette detenuti

30 Giugno 2023

La Procura apre un fascicolo e per i reclusi scattano i provvedimenti del tribunale di sorveglianza Danneggiate molte telecamere della sezione di media sicurezza, i sindacati chiedono interventi

TERAMO. Ci sono i provvedimenti del tribunale di sorveglianza e l’inchiesta della Procura teramana (pm Silvia Scamurra): il giorno dopo la rivolta di un gruppo di detenuti scoppiata (e sedata) a Castrogno, la difficile situazione del carcere teramano torna nuovamente a essere materia di fascicoli giudiziari. Come i tanti già aperti in passato per un carcere tra i più sovraffollati della regione e per cui da tempo ormai i sindacati chiedono interventi. Finora mai arrivati.
Dopo la rivolta, nata contro il trasferimento di un detenuto romano in un altro carcere e sedata con l’intervento del gruppo d’intervento operativo della polizia penitenziaria, sette dei dieci detenuti che si sono barriti sono già stati trasferiti in altri istituti, uno è in isolamento e per gli altri due sono attesi provvedimenti. Nel corso della sommossa i detenuti hanno danneggiato numerose telecamere del sistema di video sorveglianza della sezione di media sicurezza.
Intanto i sindacati tornano a sollecitare interventi. Dice Donato Capece, segretario generale del Sappe: «Basta! A questo hanno portato questi anni di ipergarantismo nelle carceri, dove ai detenuti è stato praticamente permesso di auto gestirsi con provvedimenti scellerati “a pioggia” come la vigilanza dinamica e il regime aperto, con detenuti fuori dalle celle pressoché tutto il giorno a non fare nulla nei corridoi delle sezioni. Il personale di polizia penitenziaria non ha ancora ricevuto i previsti guanti anti-taglio, caschi, scudi, kit antisommossa e sfollagenti promessi dal Dap. Servono anche apparecchiature per impedire l’uso di telefoni cellulari nelle sezioni detentive». Commenta Francesco Pinelli, segretario locale della Uil Pa: «Dopo la sommossa nel carcere di Castrogno vogliamo che ci scappi il morto prima di prendere decisioni? In più di 35 anni di vita vissuta all'interno dei penitenziari italiani vestendo i panni di poliziotto, pur consapevole dei rischi ai quali continuamente sono sottoposti i baschi blu, non avrei mai immaginato di vivere una situazione del genere. Eppure quello che è successo a Teramo troverà spazio nella storia di cronaca nera di un istituto, quello abruzzese, che se non ha visto incidere epitaffi a ricordo di vittime del dovere e del servizio, è per puro caso».
E conclude: «Se non è successo il peggio è solo grazie al contributo offerto da tutti i poliziotti penitenziari teramani. Vorrei ringraziare tutti i colleghi di Teramo e del nucleo traduzioni e piantonamenti (oltre che ovviamente quelli intervenuti a supporto da altre parti d'Abruzzo) con in testa il sostituto commissario Andrea Volpi che ha coordinato le operazioni dei suoi uomini per la capacità che hanno saputo dimostrare di saper ripristinare l'ordine e la sicurezza pur in condizioni di abbandono. Il sistema penitenziario italiano si sta mostrando sempre più un colabrodo. Ma, attenzione, non per l'incapacità operativa di poliziotti sempre più sbeffeggiati e messi alla berlina da reclusi sempre più prepotenti e votati alla violenza, ma per l'assoluta mancanza di politiche di appoggio da parte dello Stato sempre più latitante da questo punto di vista».
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