Rogo in chiesa a Teramo, si indaga su una possibile ritorsione

Incendio del quadro antico a Sant’Antonio, due le piste su cui si muove la Digos: lumino acceso per errore o vendetta di qualcuno cui è stata negata l’elemosina
TERAMO. Incendio nella chiesa di Sant’Antonio, proseguono le indagini. Sono due le direttrici che la Digos sta seguendo per cercare di capire che cosa sia accaduto martedì pomeriggio fra le 16,30 e le 16,40.
E’ in questi dieci minuti che il quadro del Seicento raffigurante la Madonna addolorata ha preso fuoco e con lui la sedia su cui era poggiato, il crocifisso di legno vicino e la tovaglia dell’altare, poco distante.
Le porte della chiesa erano aperte, anche perchè di lì a poco sarebbe stato recitato il rosario, in attesa della messa delle 18. La perpetua Splendora alle 16,30 si è allontanata per andare a comprare le medicine al novantenne parroco, don Paolo. Il tempo di acquistarli nella vicina farmacia ed è tornata nella chiesa che si affaccia su corso de’ Michetti. E ha visto le fiamme alzarsi verso il soffitto: ormai avvolgevano il quadro, che si solito è custodito in sagrestia, ma che era stato esposto perchè il 15 settembre si celebra la Madonna addolorata. La signora Splendora ha spento le fiamme da sola, prima di accasciarsi per il fumo che ormai aveva riempito la chiesa. La vicina edicolante ha subito chiamato vigili del fuoco e 118. Sul posto sono arrivati anche carabinieri, polizia scientifica e Digos, titolare delle indagini.
Le piste più probabili sono due. La prima è che qualcuno abbia posizionato un lumino sotto al quadro, non pensando che poteva involontariamente incendiarlo. La perpetua racconta che quando è andata a comprare le medicine non c’erano lumini nelle vicinanze, ma qualcuno avrebbe potuto mettercelo nel frattempo.
La seconda è che qualcuno abbia voluto fare un dispetto: il parroco viene quotidianamente tempestato di richieste di denaro e a tutte ovviamente non può rispondere. L’ipotesi è che qualcuno a cui sia stata rifiutata l’elemosina possa aver voluto fare uno “sfregio” alla chiesa. La polizia esclude l’attentato di matrice religiosa o ideologica: sarebbero stati ben altri i segnali lasciati dall’attentatore. Qualcosa in più forse potranno “dire” le telecamere della vicina Fondazione Tercas: i filmati sono stati acquisiti, ma riprendono solo l’accesso laterale, non quello principale. Devono rientrare anche i risultati i rilievi della Scientifica sui resti della tela: chiariranno se è stato usato un liquido infiammabile. Intanto il rapporto dei vigili del fuoco esclude che si sia trattato di un corto circuito. (a.f.)
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