Rosci, Natale a casa in permesso premio
L’esponente di Azione Antifascista deve scontare la condanna definitiva per gli scontri di Roma
TERAMO. Natale in famiglia per Davide Rosci, l’esponente di Azione Antifascista in carcere dopo la condanna per gli scontri di Roma dell’ottobre 2011. All’uomo è stato concesso un permesso premio che gli ha consentito di uscire per un giorno da Castrogno e trascorrere il 25 dicembre nella sua casa teramana.
Rosci, assistito dall’avvocato Filippo Torretta, deve scontare una condanna definitiva a 5 anni e 2 mesi per i fatti di Roma e un altro cumulo di pene nel frattempo diventate esecutive. Prima di finire a Castrogno è stato detenuto a Viterbo e Rieti tra proteste, scioperi della fame e anche un corteo nazionale di antagonisti organizzato e tenutosi a Teramo.
A febbraio una sentenza del tribunale dell’Aquila, in accoglimento del ricorso presentato dal suo legale, ha stabilito che lo Stato dovrà risarcirlo perchè per 340 giorni è stato detenuto in celle troppo piccole, a volte senza finestre, in spazi angusti condivisi con altri reclusi. Per la Corte europea «in condizioni non compatibili con la dignità umana».
Rosci, così come altre centinaia di reclusi italiani, si è appellato all’articolo 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, quello che secondo la corte di Strasburgo lo Stato italiano avrebbe più volte violato per i detenuti. E’ il caso della ormai nota sentenza Torreggiani, successivamente alla quale c’è stata una nuova normativa italiana. Che naturalmente poco o nulla si concilia con l’annoso problema del sovraffollamento della maggior parte delle carceri.Negli istituti sovraffollati di Teramo e Viterbo, prima della condanna definitiva, ha trascorso più di 300 giorni che saranno risarciti con 2700 euro. Ha scritto il legale nel ricorso accolto dal giudice Ciro Riviezzo: «Rosci ha condiviso nei luoghi di reclusione di Teramo e Viterbo celle di circa 7/8 metri quadrati con un’altra persona, per cui lo spazio di vivibilità, considerato anche il mobilio, era nettamente inferiore al parametro dei tre metri quadrati indicato in più occasioni dalla Corte come lo spazio minimo che deve essere garantito alle persone ristrette». E ha aggiunto: «La disumanità delle condizioni in cui era costretto a vivere l’odierno ricorrente non era determinata soltanto dalla ristrettezza degli spazi, ma anche da altri fattori: la presenza nella cella di una sola finestra (una piccola nel bagno), l’assenza di acqua calda nella cella e di una doccia nel bagno, la permanenza in cella per circa venti ore al giorno». Insieme a quella di Rosci il tribunale aquilano ha accolto altri cinque ricorsi per altrettanti detenuti di Pescara e L’Aquila. (d.p.)
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