Roseto, il centro giovanile Piamarta risorsa per la città

I sacerdoti della congregazione: «Potremmo fare molto se le istituzioni comprendessero le nostre potenzialità»
ROSETO. Una risorsa per Roseto oltre che un’oasi a disposizione dei ragazzi e della città nella massima sicurezza. Ma le istituzioni sembrano non rendersi conto delle sue potenzialità , anche quando si presenta la necessità di dover disporre di una struttura con determinate caratteristiche, come accaduto nella recente emergenza maltempo. Si tratta del centro giovanile intitolato a San Giovanni Battista Piamarta, un tempo conosciuto come il “campo dei preti”, una struttura nel cuore pulsante di Roseto, dotata di spazi per lo sport oltre a locali dedicati sia allo studio che ad attività ludico-culturali. E naturalmente alla formazione religiosa. Ma a chi vuole frequentare il centro piamartino non vengono poste domande circa la provenienza o la propria confessione: tutti possono entrare e vengono accolti a braccia aperte dai padri della congregazione bresciana Sacra Famiglia di Nazarteh che gestiscono il complesso e anche la vicina parrocchia del Sacro Cuore.
Un connubio, quello tra il centro e Roseto, che va avanti da oltre sessant’anni, durante i quali intere generazioni di rosetani lo hanno frequentato quotidianamente formandosi sotto la guida dei sacerdoti lombardi. E la storia continua ancora oggi, con la struttura che nel frattempo si è ampliata di molto dotandosi di attrezzature all’avanguardia, con numerosi giovani volontari che si sono affiancati ai religiosi per provvedere all’educazione dei ragazzi. È infatti in funzione la Cittadella dei ragazzi, in collaborazione con il Comune, coordinata daMario Nugnes, attuale consigliere comunale. Alcuni locali sono inoltre affidati ai volontari della Caritas, la cui responsabile è Rosa Mandolese, anche lei volontaria. «Attualmente il centro dispone di due edifici», spiega Gilda Assogna, un’altra delle volontarie che collabora nella gestione della struttura, «entrambi realizzati osservando scrupolosamente tutte le norme sulla sicurezza, soprattutto antisismica, e privi di barriere architettoniche». In tutto sono disponibili circa trenta aule, alcune delle quali attrezzate con apparecchiature audiovisive, oltre a laboratori in cui è possibile seguire corsi di musica o di scacchi. C’è poi un salone per convegni in grado di ospitare oltre 300 persone e una cucina dove si possono preparare fino a 250 pasti al giorno, con banco self-service, a fianco della quale si trova la sala mensa con altrettanti posti a sedere.
«Ogni piano dei due edifici» aggiunge la volontaria, «è strutturato per ospitare persone anche per diversi giorni, in quanto nelle varie ali sono disponibili ampi bagni con docce inoltre si possono montare letti in pochissimi minuti, trasformando di volta in volta i vari ambienti in base alle esigenze del momento». La versatilità della struttura ha consentito di ospitare diverse famiglie provenienti dai paesi dell’entroterra sfollate in seguito al maltempo e al terremoto.
«Il nostro obiettivo», spiega padre Antonio Ghidoni, il sacerdote che si occupa del centro, «è di mettere a disposizione un pacchetto sociale, aprendo cioè le porte della nostra struttura a chiunque si trovi in momentanea difficoltà. Facciamo già molto, ma potremmo fare certamente di più se le istituzioni comprendessero appieno quali potenzialità ha la struttura. Ad ogni modo questo sarà un luogo dove tutti si sentiranno a casa nonostante i differenti percorsi di vita: ci sarà posto per tutti, nel gioco, nel divertimento, nello stare insieme».
Federico Centola
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