Roseto, il giudice di pace annulla 30 multe

1 Novembre 2014

Nuova raffica di decisioni favorevoli agli automobilisti, il Comune deve pagare le spese legali

ROSETO. La battaglia legale per la multopoli di Roseto ha preso una piega ben precisa. Infatti una trentina dei ricorsi al giudice di pace, curati dall’avvocato Daniele Di Furia, si sono conclusi con l’annullamento dei verbali e la condanna del Comune al pagamento delle spese. «Per la verità uno solo dei ricorsi è stato respinto», tiene a precisare il legale, «e riguarda l’attraversamento dell’incrocio con il semaforo rosso».

Le sentenze hanno fatto tirare un sospiro di sollievo alle centinaia di multati che hanno deciso di non pagare le sanzioni inflitte dalla polizia municipale di Roseto, anzi, per la precisione dall’allora comandante del corpo, maggiore Tarcisio Cava, subito dopo retrocesso a capitano e rimosso dall’incarico dopo che lui stesso aveva deciso di dimettersi per il gran polverone che aveva sollevato l’operazione messa in atto un anno fa. Dal 10 ottobre al 12 dicembre 2013, infatti, Cava ha inflitto da solo ben 1.262 multe ad altrettanti automobilisti per attraversamento dell’incrocio con il semaforo rosso, uso del telefonino al volante e guida senza cinture.

Dopo la notifica della raffica di verbali, alcuni degli automobilisti multati hanno preferito pagare subito, beneficiando in questo modo dello sconto previsto dalla legge. Molti altri hanno invece dato vita a un comitato presieduto da Michele Petrosino, già referente per la questione delle multe di Canzano, finita con l’annullamento globale da parte del prefetto di Teramo. Anche per la multopoli rosetana c’è stato chi ha scelto di rivolgersi al prefetto per l’annullamento, ma in questo caso tutti i ricorsi sono stati respinti. Secondo la prefettura, quei multati dovranno pagare.

«Non capisco quali siano le motivazioni che hanno spinto il prefetto ad adottare tale decisione», sottolinea Petrosino, «ad ogni modo tali multati hanno ancora la possibilità di far valere le proprie ragioni rivolgendosi al giudice di pace, anche contattando il comitato che presiedo».

Federico Centola

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