Roseto, morta nella roulotte-tugurio

17 Giugno 2017

La 72enne viveva accampata a Cologna per una sua scelta. Due giorni fa aveva rifiutato un soccorso per un malore

ROSETO . Aveva scelto di vivere dentro una roulotte fatiscente. Nel degrado totale. Lo stesso in cui ha trovato la morte. Giovanna Clementoni, 72 anni, che tutti chiamavano “Giannì de Senzale”, ieri mattina è stata trovata senza vita dentro la sua roulotte parcheggiata su un terreno privato a Cologna spiaggia, messo a disposizione da alcuni suoi concittadini, vicino alla chiesa San Gabriele dell’Addolorata. Un suo amico, preoccupato di non vederla più in giro da tre giorni, è andato vicino la sua “casa” e ha sbirciato dalla piccola finestra. Il corpo di Giannì era riverso a terra, gonfio e tumefatto: era lì da almeno due giorni. Sul luogo sono intervenuti vigili urbani, carabinieri e 118 che hanno potuto solo accertare la sua morte. Il cadavere è stato trasportato al cimitero di Roseto e messo in una cella frigorifera, dove il medico legale accerterà le cause del decesso. I funerali si svolgeranno nella chiesa parrocchiale di Cologna spiaggia, ma la data è ancora da decidere. «Giovanna Clementoni è sempre stata una persona attiva» raccontano i suoi amici, «veniva da una famiglia di contadini, amava la sua terra e il mare. Era molto appassionata di pesca e, con la barca, andava a prendere i pesci utilizzando l’antica tecnica della sciabica. Per un periodo ha fatto anche la tassista, poi d’improvviso ha deciso di allontanarsi da tutti e vivere in solitaria». Nonostante la sua scelta, Giannì era amica di tutti. Spesso la trovavi al bar a chiacchierare del più e del meno e, in alcuni giorni, andava alla ricerca di funghi, altra sua grande passione. Era molto conosciuta e i suoi concittadini le volevano davvero bene. Durante questo inverno molti si sono preoccupati per portarle un sacco a pelo e cibo, invitandola a trovare una sistemazione più sicura e confortevole. Sono intervenuti tutti, cittadini, politici, forze dell’ordine, ma Giovanna ha voluto restare lì.
Anche nell’ultimo periodo di grande caldo le era stata offerta la possibilità di fare una doccia ma lei nulla. «Diceva sempre», ricorda un suo amico, «io sono come il Gran Sasso, non mi muovo da qui. Molti si sono mossi per lei portandole vestiti e cibo. Negli ultimi tempi era molto giù, non aveva più la grinta di un tempo». Tre giorni fa aveva accusato un malore e un’ambulanza del 118, insieme alle forze dell’ordine, volevano trasportarla in ospedale. Lei non ha voluto sentire ragioni e ha finito la sua vita proprio lì, nella sua roulotte.
Luca Venanzi
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