Roseto, sì del consiglio alla tassa di soggiorno

Tempi e modi saranno concordati con gli albergatori. Gaffe sul distretto sanitario: ritirata la delibera
ROSETO. Il documento unico di programmazione (Dup) è stato approvato in consiglio comunale, e con esso la volontà di istituire la tassa di soggiorno a Roseto dal 1° gennaio 2018. Per decidere le modalità del contributo e le destinazioni degli introiti si discuterà con le associazioni di categoria. Il Dup può essere comunque modificato, e decidere se inserire o meno il contributo, ma intanto la tassa di soggiorno divide: c’è chi la considera utile come la maggioranza, e chi invece proprio non la vuole come l’ex sindaco Enio Pavone che, come altri esponenti dell’opposizione, ha espresso la propria ferma contrarietà al provvedimento nel dibattito in consiglio. Si è passati poi alla discussione sul distretto sanitario di base: mentre la prima delibera (riguardante l’approvazione dell’autorizzazione per intestare l’edificio in via Adriatica definitivamente alla Asl di Teramo) è filata liscia, la seconda è stata ritirata. La delibera, riguardante il terreno dove è stato costruito il consultorio in piazza Marco Polo, anch’esso da intestare alla Asl, aveva un titolo fuorviante che non corrispondeva al contenuto della delibera: un errore, e il consigliere di maggioranza Giuseppe Di Sante critica i dirigenti: «Questa delibera è un pasticcio, siamo stati apprendisti a non averlo letto nei dettagli, ma molto più apprendisti sono stati i dirigenti». Il sindaco Sabatino Di Girolamo è chiaro: «Dal prossimo consiglio», afferma, «farò una conferenza dirigenti con le delibere alla mano, non accetterò più che si depositino atti sulla fiducia del singolo dirigente». Intanto l’opposizione, compatta, attacca. «E’ l’ennesima figuraccia dell’amministrazione», scrivono in una nota i sei consiglieri d’opposizione, «che, dopo aver propagandato sulla stampa di aver trovato una soluzione per la costruzione del nuovo distretto sanitario di base si è presentata in consiglio comunale con una delibera che aveva per titolo “Definizione procedimento di alienazione dell’area per realizzazione edificio sede di Dsb” e che invece, nei contenuti, riguardava tutt’altra cosa: un’accozzaglia di dati messi alla rinfusa, senza nessun collegamento con l’oggetto della proposta di delibera. E’ incredibile». La maggioranza si difende. «La delibera ritirata», scrive il gruppo consiliare del Pd, «non ha alcun riflesso sulla costruzione del nuovo Dsb, che andrà avanti tranquillamente in forza dell'approvazione della delibera precedente prevista all'ordine del giorno; il ritiro della seconda delibera è stato effettuato a solo titolo cautelativo, in quanto alle due e mezza di notte non era possibile avere chiarimenti da parte del dirigente che avrebbe dipanato ogni dubbio sui contenuti».
Luca Venanzi
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