Rosita Di Antonio: snaturata in tv la ricetta delle Virtù
TERAMO. «Le virtù sono un piatto specificatamente teramano, e non abruzzese». Ad evidenziarlo è la maestra di cucina Rosita Di Antonio, nel corso di una conferenza stampa indetta ieri nella sede dell'...
TERAMO. «Le virtù sono un piatto specificatamente teramano, e non abruzzese». Ad evidenziarlo è la maestra di cucina Rosita Di Antonio, nel corso di una conferenza stampa indetta ieri nella sede dell'associazione consumatori "Robin Hood", per difendere a spada tratta le origini della ricetta iconica della città di Teramo, dopo la puntata dedicata all'argomento andata in onda nel corso dell'estate su Gambero Rosso Channel nell'ambito della trasmissione "Giorgione Orto & cucina". «Le virtù sono una ricetta radicata tra le mura di Teramo, al di fuori già non esiste più», spiega Di Antonio, «nel corso della puntata è stato fatto vedere il mio libro ("Raccolta di ricette tradizionali teramane", ndr) da cui hanno letto la ricetta, indicando tutti gli ingredienti che vengono usati per fare le virtù. Poi il Gambero Rosso ha scritto su Facebook che è un piatto abruzzese, con 40 ingredienti e 40 virtù. Che significa? 40 è solo il numero per indicare la ricetta (che è la quarantesima all’interno del libro, ndr)». Nel post pubblicato il 13 luglio scorso sulla pagina Facebook del Gambero Rosso per annunciare la messa in onda della puntata, si leggeva, infatti, quanto segue: «Conoscete le 40 virtù? È una ricetta tipica abruzzese realizzata con 40 ingredienti. L'avete mai provata? Giorgione - Orto e cucina l'ha fatto per noi».
Di Antonio – una degli esperti che hanno stilato e depositato alla Camera di commercio il disciplinare delle Virtù teramane, proprio per tutelare la ricetta originale e preservarne la tradizione – nota che non è stato dato il giusto spazio alla città dove il piatto è nato, il luogo ritenuto più adatto per degustarlo, come fanno in tanti ogni primo maggio. «Forse a Teramo non sappiamo fare le virtù? Dov'è la "teramanità" di questa ricetta?», si chiede la maestra di cucina, «della nostra città si parla poco o niente. A creare questo piatto sono state le nostre donne, che tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera ripulivano le madie. Utilizzando gli ingredienti dell'orto e della campagna, hanno fatto questo piatto che risale alla notte dei tempi». Di Antonio conclude: «A parte il sapere ricevuto dalla mia famiglia, dove le tradizioni sono radicate, ho fatto ricerche approfondite quando ho scritto il libro. Vi sono alcune ricette oggi già dimenticate. Se alla nostra città non vogliamo bene noi teramani, che rimane?».
Chiara Di Giovannantonio
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