Rossi chiede lo sgombero di Orsini 63

11 Febbraio 2018

Lettera del curatore fallimentare sollecita il Comune ad adottare l’iniziativa: non c’è il certificato antincendio

GIULIANOVA. Sgombero coatto per tutto il complesso Orsini 63. La richiesta era nell’aria, adesso il curatore fallimentare Nicola Rossi con un documenti molto circostanziato sollecita il Comune di Giulianova a provvedere «all’emanazione dell’ordine di sgombero coattivo delle unità immobiliari» nel plesso edilizio «fino alla regolarizzazione dell’immobile e al rilascio dei certificati utili per la ripresa dell’attività».
Il commercialista chiede che l’autorità di polizia giudiziaria – il documento è stato inviato anche ai carabinieri della compagnia, al distaccamento di polizia e alla compagnia della guardia di finanza di Giulianova – «l’adozione degli atti urgenti preordinati ad evitare che i reati commessi vengano condotti a compimento ulteriore, nonchè ad investire l’autorità munita del magistero penale per la verifica del reato attinente alla mancata presentazione del rilancio del certificato prevenzione incendi».
Nella lettera Rossi informa che il 29 gennaio l’architetto Leo Medori, progettista e direttore dei lavori del complesso, gli ha comunicato «la persistenza della situazione critica evidenziata dal Comune di Giulianova nella nota trasmessa alla società all’epoca ancora in bonis (la Di Gennaro costruzioni, ora dichiarata fallita, ndr) il 23 luglio 2012, in risposta alla richiesta della certificazione di agibilità presentata dalla ditta il 6 luglio 2012. Il professionista estensore della nota osserva che non sono state ancora risolte le questioni che consentono l’ottenimento delle certificazioni e delle documentazioni costituite dal certificato prevenzione incendi, rilasciato dal comando provinciale dei vigili del fuoco di Teramo, ovvero copia della richiesta del rilascio di tale certificato e della segnalazione certificata di inizio attività presentata al comando, del collaudo delle opere di urbanizzazione previste in convenzione, della cessione all’amministrazione comunale, per mezzo di atto pubblico, delle aree previste in convenzione. Per questa ragione le porzioni immobiliari che cadono all’interno del complesso edilizio risultano prive della certificazione di agibilità».
Rossi ricorda che la giurisprudenza amministrativa – al riguardo si è avvalso della consulenza dell’avvocato Pietro Referza – ha più volte sottolineato il rilevo del certificato di prevenzione incendi, che costituisce l’atto finale del procedimento amministrativo di prevenzione, dopo l’esame della sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio. E aggiunge che il Comune ha poteri di sorveglianza, controllo e repressione. E dunque cita una serie di norme e di sentenze per cui, accertato che mancano i presupposti per l’agibilità, «l’autorità competente è tenuta ad esercitare il potere-funzione di disporre lo sgombero coattivo dell’immobile».
La curatela «declina ogni responsabilità nel caso in cui tali provvedimenti non vengano adottati e all’interno dei locali, occupati legittimamente o abusivamente da persone e cose, divampi un incendio che potrebbe propagarsi alle unità abitative provocando danni di enorme rilievo». Rossi ricorda che molti appartamenti sono ancora occupati abusivamente, nonostante una serie di misure per cercare di impedirlo. Al riguardo sottolinea che il documento è inviato all’autorità giudiziaria e di pubblica sicurezza per «iniziative orientate nel loro complesso, pur nelle diversità di competenze e delle attribuzioni delle autorità emananti, al ripristino della legalità manifestamente e reiteratamente violata».
©RIPRODUZIONE RISERVATA