S’inventa una rapina per i debiti di gioco

Mosciano, indagato per simulazione di reato dopo aver denunciato di essere stato derubato e minacciato con un coltello
MOSCIANO. Ha pensato che inventarsi una rapina fosse l’unica soluzione, o quella più comoda, per nascondere alla famiglia i debiti di gioco accumulati soprattutto con le scommesse on-line. Ma nel ricostruire un fatto ci sono particolari che una persona fa fatica a tenere insieme se non sono veri. Così, evidentemente, è successo al giovane di Mosciano che è stato denunciato per simulazione di rapina.
Perchè ai carabinieri della compagnia di Giulianova, agli ordini del capitano Domenico Calore, è bastato poco per capire che il racconto fatto dal 27enne era zeppo di contraddizioni e, soprattutto, di orari che non coincidevano. Ai militari il giovane, che lavora nell’impresa di famiglia, ha raccontato di essere stato bloccato mentre era nella sua macchina, in una zona distante dalla sua abitazione, da due persone armate di coltello. «Mi hanno fermato», ha detto, «e costretto a scendere dalla mia auto sotto la minaccia di un coltello. Poi una volta fuori mi hanno costretto a consegnare i duemila euro che avevo con me. A questo punto, dopo avermi minacciato qualora avessi parlato, sono scappati con i miei soldi». La versione dell’uomo sin dall’inizio non ha convinto i militari. Così la sua audizione si è protratta per ore, perchè più volte i carabinieri gli hanno chiesto di ricostruire l’accaduto. E ogni volta c’era qualche particolare diverso dalla precedente versione, orari che non coincidevano, elementi contrapposti. Il dubbio che fosse una simulazione è diventato presto certezza quando il giovane ha confessato: «Non mi hanno rapinato, non c’è stata nessuna minaccia con il coltello. Ho inventato tutto perchè non volevo dire alla mia famiglia che avevo debiti di gioco». Ora rischia un processo per simulazione di reato e la condanna ad una pena compresa da uno a tre anni.
Intanto, sempre i carabinieri di Giulianova, hanno arrestato due uomini in esecuzione di altrettanti ordini di carcerazione emessi da diversi tribunale di sorveglianza. Nel primo caso hanno arrestato Jhonni Levakovic, 28 anni, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dal tribunale di sorveglianza dell’Aquila: l’uomo deve scontare sette mesi per furto aggravato. Nel secondo caso i militari hanno arrestato Jabeur Mocef, tunisino di 55 anni, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dal tribunale di sorveglianza di Campobasso per un anno e due mesi di reclusione per una condanna per tentata estorsione, danneggiamento e lesioni personali. Nel recente fine settimana, inoltre, i militari impegnati nei controlli sulle strade hanno ritirato due patenti per guida in stato di ebbrezza.
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