Sabatini: «Nomi al femminile? Abituiamoci»

28 Marzo 2017

Il linguista, presidente onorario dell’Accademia della Crusca, ha tenuto un seminario all’istituto Rozzi

TERAMO. «Non capisco perché infermiera sì e avvocata no. Ritengo sia giusto abituarsi alla declinazione femminile delle professioni: indicare la persona rende più chiaro il significato del discorso. Tra l'altro alcune di queste forme esistevano già nei testi antichi, come medica ad esempio». Non si scompone Francesco Sabatini di fronte all'attuale diatriba sulla parità di genere nel linguaggio. Secondo il linguista originario di Pescocostanzo, presidente onorario dell'Accademia della Crusca, questa forma di attenzione verso la lingua di genere sarebbe una conseguenza dell'evoluzione degli assetti sociali. L'autore del celebre dizionario della lingua italiana è intervenuto giovedì pomeriggio all'istituto agrario Rozzi per tenere l'ultimo incontro del corso di formazione per docenti e dirigenti scolastici sul tema “Grammatica, letteratura e scrittura. Dalla grammatica valenziale ai tipi di testo”.

L'iniziativa, sotto la direzione della docente Simona Santoro e il coordinamento dell'insegnante Anna Di Antonio, è stata promossa dalla fondazione Pasquale Celommi e ha visto nelle sessioni precedenti la partecipazione dei relatori Luca Serianni della Sapienza di Roma e di Giuseppe Patota dell'università di Siena. «La grammatica valenziale», ha spiegato il linguista, «è un modello che cerca di spiegare la struttura della lingua partendo dal verbo». Sabatini ha quindi analizzato l'evoluzione della lingua italiana nel corso dei secoli fornendo alcuni suggerimenti. «L'italiano ha vissuto secoli di rigidità per il suo uso prevalentemente scritto, ma si tratta di una lingua vivente che in questa fase sta attraversando un periodo di grandi movimenti tra semplificazioni e arricchimenti. Tra i fattori di pressione possiamo annoverare i rapporti con i suoi dialetti e le altre lingue, e la velocità apportata dalle nuove tecnologie. Bisogna saper gestire questi processi, guidarne l'uso e non opporsi ciecamente». Il linguista ha rimarcato un utilizzo sconsiderato, e non sempre necessario, di parole forestiere «per pigrizia o ostentazione». E ha invitato alla prudenza sull'utilizzo delle nuove tecnologie: «Prima sarebbe opportuno imparare l'uso parlato diretto e la scrittura a mano che permette di impadronirsi della lingua scritta. La tecnologia deve arrivare in un secondo momento». Per questo motivo, conclude Sabatini, sarebbe meglio prendere appunti a mano invece di utilizzare i registratori. (e.m.)

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