Salta il consiglio sugli incompatibili

Roseto, manca il numero legale nella seduta che doveva discutere sulla decadenza di tre consiglieri. Il Pd attacca
ROSETO. La seduta del consiglio comunale di martedì sera è stata sciolta per mancanza del numero legale e questo ha in qualche modo “salvato” i tre consiglieri che potrebbero decadere per incompatibilità a causa di un debito nei confronti del Comune. È accaduto che il consigliere di maggioranza Alberto Caporaletti è uscito dall’aula perché in disaccordo sul provvedimento che si stava discutendo in quel momento, l’affidamento in gestione del campo sportivo Patrizi. Poiché l’opposizione aveva già abbandonato l’aula in precedenza – rinunciando inspiegabilmente a discutere del punto riguardante l’incompatibilità – l’uscita di Caporaletti ha determinato la mancanza del numero legale.
«L’uscita dall’aula di Caporaletti e la conseguente interruzione della seduta per mancanza del numero legale sancisce di fatto l’era Pavone»: questa l’interpretazione che dà Simone Tacchetti, segretario cittadino del Pd e consigliere comunale. «Secondo i dati in nostro possesso l’unico consigliere in carica che ha debiti per tributi comunali non pagati nei confronti del Comune di Roseto è Antonio Norante», affermano Enzo Frattari e Teresa Ginoble, consiglieri Pd ed entrambi firmatari dell’esposto, «pertanto riteniamo pasticciata la proposta di delibera in cui vengono indicati come morosi anche altri consiglieri, cioè Enzo Di Giulio ed Ezio Vannucci, in quanto il loro coinvolgimento si riferisce a un’altra vicenda che riguarda i gettoni di presenza che, secondo l’interpretazione del segretario comunale, andavano restituiti».
Dunque i rappresentanti del Pd spiegano in questo modo il perché della loro uscita dall’aula, puntando il dito solo su Norante. «Voglio precisare», tiene a sottolineare Frattari, «che non si tratta di un fatto personale né di un accanimento contro una persona, ma la nostra azione è motivata esclusivamente dal rispetto nei confronti dei contribuenti rosetani, in particolare a coloro che fanno salti mortali privandosi di molte cose pur di mettersi in regola con i pagamento dei tributi comunali».
«Il testo unico degli enti locali parla chiaro», sottolineano i consiglieri del Pd presenti all’incontro con la stampa, «la verifica di eventuali cause di incompatibilità è preliminare a qualsiasi altro oggetto di discussione. Il segretario comunale (Vincenzo Benassai, ndr) e il presidente del consiglio (Nicola Di Marco, ndr) erano inoltre perfettamente a conoscenza della situazione sin dal mese di luglio 2015. È impensabile che un consigliere discuta, voti e approvi regolamenti, norme e tariffe che lui stesso non paga dal 2002! Avevamo proposto di anticipare il punto dell’ordine del giorno, ma prima il presidente, poi la maggioranza ce lo ha impedito».
Ma c’è un altro aspetto che non convince i consiglieri del Pd. «Gli atti prodotti dal nostro consiglio comunale in questi anni sono tutti validi?» chiedono infatti Tacchetti, Ginoble e Frattari. «Tenendo conto della situazione di inadempienza nei confronti dei tributi comunali da parte del consigliere Norante diremmo proprio di no. Se ci sono gli estremi per l’incompatibilità di tale collega, ci sarà di conseguenza la mancata validità degli atti in cui il suo voto è stato determinante».
Federico Centola
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