Salvato da una rara patologia intestinale

8 Luglio 2019

Grazie all’enteroscopia, che in Abruzzo si esegue solo al Mazzini, trattata una forte emorragia in un paziente di Atri

TERAMO. Aveva una rara malformazione vascolare che lo portava ad avere continui sanguinamenti: salvato all’ospedale di Teramo. E’ quanto accaduto a un paziente di Atri, C.G. di 69 anni, curato con un intervento innovativo dalla equipe del reparto di gastroenterologia ed endoscopia digestiva, diretto da Antonio Astolfi.
Il paziente era arrivato al pronto soccorso dell’ospedale di Atri per una enterorragia, cioè un’emorragia nell’intestino. Ricoverato nel reparto di medicina di Atri, è stato sottoposto alle indagini endoscopiche di routine per casi del genere – esofagogastroduodenoscopia e colonscopia – risultate negative. Poi è stato esplorato tutto il tubo digerente e in particolare l’intestino tenue con una videocapsula, un esame innovativo e non invasivo : sono emerse piccole angiodisplasie (piccole malformazioni vascolari) non sanguinanti del tenue. Ma, nei fatti, non è emersa la causa della forte perdita di sangue, tale da richiedere due emotrasfusioni al giorno.
Il paziente è stato trasferito a Teramo, dove a completamento diagnostico è stata eseguita una enteroscopia con tecnica a singolo pallone, un esame che in Abruzzo si fa solo a Teramo. Ed è stato scoperto l’arcano: nell’intestino tenue c’era una rara malformazione vascolare. «Si tratta della lesione di Dieulafoy, dal nome del chirurgo francese che la caratterizzò nel 1898, e che consiste in un vaso arterioso tortuoso e di calibro aumentato che a partire dagli strati più profondi della parete intestinale, spesso la erode fino alla superficie, con sanguinamento anche massivo», spiega Astolfi, «è rara, è causa dell’1% di tutti i sanguinamenti gastrointestinali. La sede più frequente è lo stomaco e in misura minore l’intestino tenue, ma ogni tratto del tubo digerente può essere interessato». La lesione è stata trattata con l’apposizione di endoclip emostatiche, applicate attraverso l’enteroscopio. E ora il paziente sta bene.
«L’enteroscopia», aggiunge il primario, «è una metodica con cui, attraverso uno strumento simile ad un gastroscopio ma di calibro e lunghezza maggiori, si riesce ad esplorare gran parte dell’intestino tenue e, a differenza della videocapsula, anche a trattare la causa di un eventuale sanguinamento. La videocapsula e l’enteroscopia sono esami complementari, che insieme permettono di esplorare prima e di trattare poi, molte patologie dell’intestino tenue che di norma, fatta eccezione per il duodeno e per l’ileo distale, non risulta esplorabile con l’endoscopia tradizionale». Per questa metodica il Mazzini richiama molti pazienti, anche da fuori regione.
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