Samira: il padre voleva togliermi le bambine, ho dovuto ucciderle

In aula il racconto dei testimoni: «Gridava “se non posso averle io, non le avrà nemmeno lui”» Il delitto è avvenuto il giorno dopo aver trovato ospitalità in una casa famiglia. Oggi nuova udienza
MARTINSICURO. Le mani insanguinate e le sue urla, quelle di una mamma che ha ucciso le figlie. Nel tribunale di Bradford le parole raccontano la tragedia e Samira Lupidi, forse solo per qualche istante, riemerge dall’inferno in cui è precipitata.
I lunghi capelli raccolti, gonna e cardigan, la mamma 24enne di Martinsicuro parla e piange: «Il padre voleva togliermele, ho dovuto farlo». Resta fino a quando può, fino a quando le parole diventano pietre e allora non riesce più a sentirle. La fanno uscire mentre nell’aula sembra quasi di udirle le urla di mamma Samira che 24 ore dopo aver lasciato la casa del suo compagno e padre delle sue due bambine affonda nove coltellate sulle figlie Evelyn, tre anni, e Jasmine, appena uno, che dormono nella casa famiglia in cui la ragazza ha trovato ospitalità.
Davanti ai giudici è il giorno della ricostruzione assegnata al rappresentante dell’accusa Peter Moulson che si affida alle parole di polizia e testi vari per dare un senso, se non altro cronologico, a quello che è successo il 17 novembre scorso nella casa famiglia in cui la donna era andata a vivere con le figliolette da meno di 24 ore. Il 16 novembre, infatti, la ragazza si era rivolta alla polizia per denunciare di essere stata aggredita dal convivente Carl Weaver.
I testi raccontano in aula che quando vanno nella casa della famigliola Samira non ha nessun segno di aggressione e che l’uomo non c’è. La mamma racconta che l’uomo la controlla ossessivamente, che le consente solo di avere rapporti telefonici con la sua famiglia, che le controlla la spesa, che le dà pochi soldi per comprare il cibo e che vuole farle del male. Chiede di andare via da quella casa perchè non si sente sicura. E così, insieme alle bambine, viene accompagnata in una casa famiglia protetta. Quando l’uomo torna nell’alloggio e non trova nessuno chiama la polizia e viene informato. In aula raccontano che la coppia avrebbe dovuto vedersi la mattina del 17, in una sorta di incontro protetto davanti alla polizia. Ma quell’incontro non ci sarà mai perchè nelle stesse ore Samira uccide le figliolette con un coltello trovato nella cucina della casa famiglia. Sulla più piccola i poliziotti troveranno anche un cuscino: forse per soffocarla, dice qualcuno, forse per non vedere. Il primo a intuire la tragedia è un operaio della casa famiglia che quando suona alla porta dell’alloggio vede uscire la mamma di Martinsicuro con le mani insanguinate e urlando «Le ho uccise, la mia vita è finita. Ho dovuto farlo, se non le avrò io non le avrà lui». Racconterà alla polizia che subito dopo ha tentato di suicidarsi accoltellandosi alla pancia. Quando è stata sentita dal giudice Samira ha chiesto di essere giudicata per un omicidio commesso con una responsabilità attenuata. Si tratta del "manslaughter", una ipotesi non contemplata dal codice italiano ma prevista nell'ordinamento giuridico inglese: un omicidio ancorchè volontario può essere considerato di minor gravità in considerazione delle circostanze in cui viene commesso. Ma la sua richiesta è stata respinta. In aula viene giudicata per omicidio volontario delle due figlie di tre e un anno. Oggi alle 10 nuova udienza nella corte di Bradford.(d.p.)
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