sant’omero

6 Settembre 2017

Come annunciato a poche ore dall’assassino di Ester Pasqualoni, il 21 giugno scorso, l’ospedale di Sant’Omero è stato intitolato alla sua memoria. Sull’ingresso di quello che era prima semplicemente...

Come annunciato a poche ore dall’assassino di Ester Pasqualoni, il 21 giugno scorso, l’ospedale di Sant’Omero è stato intitolato alla sua memoria. Sull’ingresso di quello che era prima semplicemente il “Val Vibrata”, il direttore Roberto Fagnano, come promesso, ha fatto installare un’insegna con il nome dell’oncologa uccisa proprio nel parcheggio dell’ospedale. Un segno tangibile del riconoscimento da parte della Asl «della sua passione per il lavoro, della sua umanità, della sua professionalità», dichiarò allora il manager.
In quell’assolato pomeriggio di inizio estate le furono inferti tanti i colpi, soprattutto al torace e al collo. Una furia cieca, quella di Enrico Di Luca, 69 anni, che per la gentile dottoressa del day hospital oncologico di Sant’Omero aveva sviluppato un delirio persecutorio. La molestava da anni, seguendola e inviandole messaggi, a volte anche minacciosi. A volte si appostava anche davanti casa di Ester Pasqualoni che viveva a Roseto, anche se tornava spesso a Teramo dove vive l’anziana madre. L’amicizia stretta anni prima con quell’uomo gentile, che si era fatto visitare dalla dottoressa era diventata una morsa da cui era difficile fuggire. L’uomo aveva equivocato il tipo di legame, aveva fatto delle fantasie infondate. Tanto che quando Ester Pasqualoni gli aveva comunicato di aver iniziato una relazione con un uomo, lui aveva iniziato a inviarle mail ed sms dai contenuti preoccupanti e dai toni minacciosi. La dottoressa aveva presentato, a gennaio 2014, un esposto al commissariato di Atri.
E alla fine Di Luca ha deciso di uccidere l’oncologa di 53 anni, aspettandola nel parcheggio dell’ospedale, a fine turno. L’ha colpita ferendola a morte con un coltello e poi fuggendo su un’auto. Il corpo di Di Luca è stato trovato il giorno dopo in un appartamento a Villa Rosa, in via Baracca: si era tolto la vita con delle fascette autobloccanti da elettricista – d’altronde era elettrotecnico, prima di essere investigatore privato e poi pensionato – con cui si è strozzato. Si sarebbe suicidato un paio d’ore dopo l’assassinio.