Santoleri, bisbigli e “pizzini” per evitare di essere intercettati

Padre e figlio ripresi da una telecamera nella clinica mentre si scambiano foglietti poi distrutti Il giudice: «Atteggiamento senza senso logico tra soggetti che non hanno segreti da nascondere»
GIULIANOVA. Ci sono gesti che in un’inchiesta per omicidio possono diventare macigni. E c’è una telecamera nascosta a fissarli per sempre nella dinamica che ha portato in carcere Giuseppe e Simone Santoleri, ex marito e figlio di 67 e 43 anni, accusati di aver ucciso la 64enne pittrice teatina Renata Rapposelli. Quelle immagini raccontano come i due comunicassero con dei “pizzini”, biglietti di volta in volta distrutti dal figlio. Questo per il timore, sostengono gli investigatori, di essere intercettati. Succede nella clinica ascolana dove il padre viene ricoverato tra novembre e dicembre. Per il gip di Ancona Carlo Cimini «un atteggiamento di estrema prudenza che non ha alcun senso logico nelle conversazioni tra soggetti che non hanno segreti da nascondere».
TELECAMERA NASCOSTA. Una telecamera nascosta riprende gli incontri tra padre e figlio nei giorni in cui Giuseppe è ricoverato in una clinica di Ascoli. I due sono già indagati per concorso in omicidio. Scrive il gip nell’ordinanza: «Particolare rilievo assumono gli atteggiamenti e le modalità comunicative adottate dagli indagati nei colloqui intercorsi tra loro all’interno della casa di cura “Villa San Giuseppe”». Dalle riprese audio-video emerge che Giuseppe Santoleri e il figlio Simone, in occasione degli incontri, comunicano con, precisa il giudice, «Forme manifestamente volte ad impedire la loro intercettazione, verosimilmente non immaginando di essere anche ripresi. In particolare, oltre a comunicare parlandosi nell’orecchio e dopo aver alzato il volume del televisore, i due si sono scambiati veri e propri “pizzini” scritti da Simone che, dopo averli fatti leggere al padre, li distruggeva prima di uscire dalla stanza». Il giudice, nell’ordinanza, ricostruisce come dopo la consegna di ogni “pizzino” seguono spesso affermazioni di Simone del tipo« “Hai capito?”» oppure «“Questa è la cosa più importante che ti dovevo dire».
L’AMICA DI LORETO. C’è un’amica di Renata a mettere per prima in discussione la ricostruzione di Simone, ovvero che quel 9 ottobre il padre Giuseppe abbia riaccompagnato la madre verso Ancona per poi lasciarla a Loreto. Ricostruzione finta, sostengono gli investigatori, fatta dal figlio per depistare e creare falsi alibi. Le dichiarazioni della donna sono nelle prime pagine dell’ordinanza. Scrive il giudice: «La teste ha aggiunto di aver saputo dai carabinieri in Abruzzo che la Rapposelli, il giorno della visita al marito, era stata accompagnata da quest’ultimo a Loreto e, in proposito ha dichiarato: «Io mi sono meravigliata che Renata non mi ha chiamata essendo a Loreto, anche perchè aveva il mio numero di telefono e sapeva che io l’avrei ospitata con piacere... e non avendo possibilità economiche, se fosse stata lasciata a Loreto, sicuramente mi avrebbe chiamata per chiedermi aiuto».
GLI ATTI PER IL RIESAME. Oggi, intanto, per la difesa dei due indagati comincerà la visione degli atti che la Procura di Ancona ha trasmesso a quella di Teramo dopo il passaggio del caso per competenza territoriale. Per gli inquirenti dorici, infatti, la donna è stata uccisa a Giulianova. I legali dei Santoleri, gli avvocati Alessandro Angelozzi, Gianluca Reitano e Gianluca Carradori, si preparano a portare l’ordinanza al Riesame. In attesa della nuova richiesta d’arresto che la Procura teramana dovrà presentare al gip entro il 25 marzo.
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