Santoleri, citati in aula cento testimoni

La difesa si affida al famoso psichiatra Meluzzi. La figlia della vittima si costituisce parte civile contro padre e fratello
TERAMO. Ci sono numeri e nomi a caratterizzare, al netto di una prevedibile babele di eccezioni preliminari, il processo per l’omicidio della pittrice Renata Rapposelli. I numeri sono quelli che spuntano dalle liste testi depositate da Procura e difese: complessivamente 100 di cui 59 del pm Enrica Medori. I nomi sono quelli dei consulenti a cominciare dallo psichiatra e criminologo Alessandro Meluzzi, volto noto della tv, schierato dai difensori degli imputati.
Si comincia il 16 gennaio quando davanti alla corte d’assise (presieduta da Flavio Conciatori, a latere Lorenzo Prudenzano e i giudici popolari) compariranno Giuseppe e Simone Santoleri, padre e figlio di Giulianova da maggio in carcere per omicidio volontario aggravato con il genitore che accusa l’altro di aver ucciso la donna e di averlo costretto a tacere. Contro di loro la certosina ricostruzione della Pubblica accusa e anche una parte civile che sarà rappresentata dalla figlia e sorella che da tempo ha scelto di non avere più rapporti con i familiari. Già pronto il calendario delle udienze per ora fissate fino a luglio.
Allo psichiatra Meluzzi, già consulente in altri casi nazionali a cominciare da quello di Sara Scazzi, si sono rivolti gli avvocati Gianluca Carradori e Gianluca Reitano, difensori di Simone. Il nome di Meluzzi affianca l’altro loro consulente Enzio Denti, ingegnere il cui nome è stato tra i consulenti della difesa di Massimo Bossetti, l’uomo condannato per aver ucciso Yara Gambirasio. Ad assistere Giuseppe c’è l’avvocato Alessandro Angelozzi del foro di Ascoli. Un omicidio, quella della 64enne pittrice di origine teatina Renata Rapposelli, che il gip Roberto Veneziano nella recente ordinanza con cui la respinto la richiesta di domiciliari per Giuseppe, definisce: «un piano di azione preordinato alla esecuzione del grave delitto». Ed è in quel passaggio che la ricostruzione del magistrato ipotizza una premeditazione nel delitto. Partendo da un elemento: le grandi buste nere della spazzatura risultate acquistate qualche giorno prima e usate per nascondere e trasportare il corpo da Giulianova a Tolentino. Scrive il gip nel provvedimento: «Giuseppe Santoleri ha dovuto necessariamente ammettere, al cospetto del pm, che le buste di plastica di grandi dimensioni, in cui il corpo della vittima era stato occultato, nei momenti immediatamente successivi all’omicidio, erano state preventivamente acquistate, da entrambi i correi, solo a tale specifico scopo, in tal modo disvelando la perfetta conoscenza di un piano di azione preordinato alla esecuzione del grave delitto, cui aveva coscientemente prestato incondizionata adesione».
Santoleri senior a novembre, nel corso di un’audizione in carcere, ha dichiarato al sostituto procuratore Medori che a soffocare la donna è stato il figlio Simone e che proprio per paura di lui non ha parlato prima. Ma, scrive, il giudice con quella confessione Giuseppe Santoleri «ha semplicemente tentato, dopo aver constatato la convergenza di indizi di colpevolezza gravi, precisi e concordanti che ne inchiodavano la responsabilità in ordine al gravissimo delitto commesso unitamente al figlio, di ridimensionare utilitaristicamente il ruolo in concreto svolto nel concorrere a sopprimere la povera Rapposelli, in tal modo provando a ricavarsi, con fare camaleontico ed istrionico, una condizione di asserita sudditanza rispetto alla gestione prioritaria ed assorbente del fatto-reato da parte del figlio Simone». Una versione, quella di Giuseppe, smentita dal figlio che dal carcere di Lanciano continua a ripetere di non aver ucciso la madre.
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