Santoleri, il processo bis parte senza nuove perizie

19 Novembre 2021

La corte d’appello dichiara inammissibili le richieste presentate dalla difesa In aula sarà visionato il video del ritrovamento dei resti degli abiti della vittima

TERAMO. Un anno dopo la sentenza di condanna di primo grado per Giuseppe e Simone Santoleri, il processo bis per l’omicidio della pittrice Renata Rapposelli inizia davanti ai giudici della Corte d’appello con il collegio (presieduto da Armanda Servino) che in un corposo e circostanziato dispositivo dichiara inammissibili le richieste di nuove perizie, da quella psichiatrica all’autopsia, e dice no all’eccezione dell’incompetenza territoriale. Richieste che sono quelle contenute nell’atto di appello presentato nei primi giorni di gennaio dagli allora difensori di Simone,gli avvocati Gianluca Carradori e Gianluca Reitano. Legali di recente sostituiti dall’uomo che ora è assistito dall’avvocato Cristiana Valentini (alla discussione in appello parteciperà anche l’avvocato Reitano) che ha chiesto la consulenza di un genetista e di uno statista (richiesta, anche questa, respinta dai giudici). Dice l’avvocato Valentini: «I carabinieri del Ris hanno svolto un lavoro magnifico che è stato dimenticato dalla sentenza di primo grado e siamo qui per valutare quel lavoro incomiabile».
Cambio di legali anche per Giuseppe Santoleri che in appello è assistito dall’avvocato Federica Di Nicola che dice: «Per il mio assistitito chiederò l’assoluzione perché in una posizione, dal punto di vista penale, diversa da quello di Simone Santoleri. Confidiamo nell’opera di valutazione degli elementi da parte della corte». I giudici d’appello hanno accolto la richiesta (presentata dalla difesa di Simone) di visionare in aula il video del ritrovamento dei resti di abiti della vittima sulle sponde del fiume Chienti, vicino a Tolentino.
Padre e figlio (il primo di 70 anni e il secondo di 47) sono accusati di omicidio e di occultamento di cadavere della donna, ex moglie di Giuseppe e madre di Simone. Secondo l’accusa il 9 ottobre del 2017 la donna sarebbe stata soffocata nell’abitazione di Giulianova per questioni economiche. In primo grado la Corte d’assise di Teramo (collegio presieduto dal giudice Flavio Conciatori) ha condannato Simone a 27 anni (24 per l’omicidio e 3 per l’occultamente di cadavere) e Giuseppe a 24 di cui 21 per omicidio e tre per occultamento. Un omicidio d’impeto con un movente economico: così, in 103 pagine di motivazioni, i giudici di primo grado hanno spiegato il perché della condanna.
Secondo i magistrati, così si legge nelle motivazioni, «Giuseppe aveva maturato un’esposizione debitoria nei confronti della moglie e non aveva alcuna intenzione di adempiere. Simone aveva da tempo manifestato la volontà di far desistere la madre dal perseguimento delle somme dovute al marito a titolo di arretrati». Si torna in aula il 24 novembre per la visione del video, la requisitoria della pubblica accusa e le parti civili. Il 3 e il 16 dicembre le arringhe dei difensori, camera di consiglio e sentenza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA