Scalatore morto sul Gran Sasso L’esperto: i rischi ci sono sempre

10 Luglio 2023

La guida alpina Perini da 40 anni in montagna: «L’alpinismo non è uno sport esente da pericoli» L’ingegnere romano di 52 anni è precipitato mentre era in cordata, illeso l’amico che era con lui

TERAMO. «L’alpinismo non è uno sport senza rischi»: Gino Perini, conosciutissima guida alpina per anni responsabile della stazione di soccorso di Pietracamela, parla con il rispetto che un vero esperto dimostra sempre nei confronti della montagna. Di soccorsi e recuperi ne ha fatti a centinaia e il Gran Sasso lo conosce meglio di se stesso.
«Da circa 40 anni faccio questo», dice, «la passione è diventata una professione, ma quando parto per una scalata non lo faccio mai a cuor leggero perché in montagna tutto può succedere anche ai più esperti. E questo chi va in montagna rispettando sempre tutte le regole di sicurezza lo sa molto bene».
Il giorno dopo la nuova tragedia sul Corno Piccolo in cui ha perso la vita il 52enne ingegnere romano Davide Destriere precipitato mentre era in cordata con un amico che si è salvato, la drammatica contabilità degli incidenti di montagna torna a scandire la cronaca. «Gente esperta e prudente», dice Perini, «che aveva fatto anche cose molto più difficili di quella via sul Gran Sasso. Ma bisogna sempre ricordarsi che questa passione comporta dei rischi. E la gente di montagna lo sa e lo accetta con la consapevolezza di affrontare sempre ogni cosa con tanta preparazione e allenamento. Ma la fatalità ci può essere sempre. L’alpinismo non è uno sport in assenza di rischio».
L’ingegnere romano e l’amico L.C.D.A., un 57enne impiegato, venerdì pomeriggio erano arrivati al rifugio Franchetti, sul versante teramano del Gran Sasso con l’obiettivo, l’indomani, di partire presto per la scalata sulla via Mirka, una via di quinto grado con passaggi ritenuti impegnativi per gli addetti ai lavori. Ieri mattina, all’alba, la partenza proprio perché gli alpinisti e gli scalatori sanno che in montagna bisogna avere sempre il tempo come alleato. Il primo passaggio è andato bene con i due che hanno raggiunto il punto successivo senza grosse difficoltà. A metà percorso Destriere, primo di cordata, è improvvisamente volato giù incastrandosi in una nicchia della parete sottostante. Questo, molto probabilmente, dopo aver sbattuto sulle rocce. Nella ricostruzione della dinamica non si esclude che si sia staccato un punto di ancoraggio. A chiedere aiuto, poco dopo le 13.30, è stato il compagno che ha subito chiamato il 118. L’uomo, in un primo momento, così come hanno riferito gli uomini del Soccorso alpino, pensava che l’altro fosse ferito ma vivo. L'allarme è scattato immediatamente e in poco tempo la macchina dei soccorsi si è mobilitata in una disperata corsa contro il tempo anche per le non buone condizioni del meteo in quota, in particolare per le raffiche di vento. Sul posto sono arrivati gli operatori del 118 in elicottero insieme ai volontari del Soccorso alpino e speleologico dell'Abruzzo, con squadre giunte sia dall'Aquila sia da Teramo, e con i carabinieri rocciatori della stazione dell’Arma di Pietracamela. A causa delle forti raffiche di vento dall’elicottero è sceso in parete un tecnico del Soccorso Alpino che ha recuperato l’alpinista illeso e lo ha portato al centro operativo allestito a Prati di Tivo dove l’uomo è stato sentito dai carabinieri per una prima ricostruzione dei fatti. Poco dopo l’elicottero è tornato in vetta e gli operatori hanno recuperato la salma dell’alpinista deceduto che è stata portata a Prati di Tivo e da qui, bordo di un mezzo delle onoranze funebri, all’obitorio dell’ospedale di Teramo
L’ingegnere romano è la quarta vittima dall’inizio dell’anno sul Gran Sasso: il 7 maggio ha perso la vita Fabio Racanella, 52enne istruttore alpinista di Orvieto, morto sul canale Bissolati; il 27 maggio sono morti la 44enne guida alpina Raffaello Toro di Spoltore e il 51enne pescarese Gianluca Camplone, esperto alpinista.
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