«Scappati da Montorio perché non c’è sicurezza»
Il racconto di due coniugi che si sono trasferiti a Roseto con i loro due figli «Il terremoto ha stravolto la quotidianità dei bimbi, qui l’hanno ritrovata»
ROSETO. «Noi ci stiamo mettendo tutta la buona volontà per tornare nel nostro paese, ma devono essere garantite le condizioni di sicurezza, soprattutto nelle scuole, per far vivere tranquilli i nostri figli». Queste le parole di due genitori preoccupati di Montorio al Vomano, tra i tanti che durante lo sciame sismico cominciato il 24 agosto sono sfollati sulla costa per paura delle scosse di terremoto. Loro, con i due figli, sono poi rimasti a Roseto e lì hanno iniziato una nuova vita. Anche se la loro casa di Montorio è agibile, anche se lavorano entrambi a Teramo. «Ma la paura che si legge negli occhi dei nostri due bambini», raccontano al Centro, chiedendo di conservare l’anonimato, «è più forte di ogni cosa».
Questa è la storia, una delle tante, di chi ha lasciato il proprio paese e la propria casa per paura e non riesce o non vuole più tornarci. Questo è l’ennesimo esempio di uno spopolamento delle zone interne che a causa delle calamità si fa sempre più inarrestabile. «Tutto è iniziato dopo il 30 ottobre quando abbiamo deciso, terrorizzati dalle continue scosse e vedendo i nostri bambini stravolti per la mancanza di una quotidianità che non c'era più, di trasferirci a Roseto», racconta il giovane padre di Montorio, «e spinti anche dal fatto che i nostri bambini non vivevano più la loro vita fatta di lezioni la mattina e attività ricreative il pomeriggio per colpa del terremoto, abbiamo deciso di iscriverli a scuola qui a Roseto dove si sono trovati subito bene e hanno potuto riprendere le loro attività sportive e culturali. In seguito abbiamo deciso di fargli terminare qui l'anno scolastico». E così un soggiorno che doveva durare qualche settimana si è trasformato in un vero e proprio trasferimento. «In questa decisione ci ha aiutato la vicinanza dei miei genitori che sono qui perché la loro casa a Montorio è stata dichiarata inagibile e trascorrono molte ore con i bambini», prosegue il giovane padre, «noi lavoriamo a Teramo, ma viaggiare non ci pesa».
I due coniugi vorrebbero tornare nel loro paese natale e sognano di ricostruire la casa dei genitori per viverci tutti insieme, ma ora non si sentono sicuri non tanto per loro stessi quanto per i loro figli. «I bambini devono essere a scuola in sicurezza», concludono, «e noi andiamo via di qui solo se ci sono tutte le condizioni per poter vivere tranquilli».
Adele Di Feliciantonio
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