Sconti alle multe, assolti 16 vigili urbani

Roseto, per i giudici il fatto non costituisce reato: tra gli imputati anche l’ex comandante Cava e l’attuale D’Emilio
ROSETO. La pubblica accusa aveva chiesto condanne complessive a 12 anni, ma per il tribunale il fatto non costituisce reato. E’ con una sentenza di assoluzione per l’ex comandante Tarcisio Cava, l’attuale Berardo D’Emilio e 15 vigili urbani imputati di falso e truffa che, in primo grado, si chiude il caso delle multe scontate a Roseto. Per conoscere i perchè della sentenza bisognerà leggere le motivazioni (previste tra sessanta giorni), ma è evidente sin da ora che per i giudici (presidente Flavio Conciatori, a latere Franco Tetto e Enrico Pompei) i reati ipotizzati dalla procura non sono stati provati.
Prescritti tutti i casi contestati fino all’ottobre del 2007, in piedi erano rimasti 37 episodi per cui, sempre secondo la pubblica accusa rappresentata dal pm Laura Colica, i vigili avrebbero scontato delle contravvenzioni. Il processo era nato dall’inchiesta che nel 2012 aveva messo a rumore Roseto: in 159, tra vigili urbani e automobilisti, vennero iscritti nel registro degli indagati per presunti sconti che, secondo l’accusa, sarebbero stati applicati su decine di multe senza una reale motivazione. Il voluminoso fascicolo, nato con una denuncia presentata dall’allora comandante della polizia municipale Emiliano Laraia, dopo un lungo periodo di indagini si era diviso in due stralci: uno per cui il pm aveva chiesto il rinvio a giudizio per i vigili e l’altro riguardante i 142 automobilisti la cui posizione è stata archiviata. Cava nel corso della sua audizione in aula si era difeso sostenendo: «Quando nel 1999 sono arrivato era una prassi ascoltare i cittadini che venivano in ufficio per contestare. Perchè vessare i cittadini con multe più alte? Se in ufficio veniva qualcuno a contestare e si accertava un errore che il vigile riconosceva, la quietanza si poteva modificare».
Secondo l’accusa gli agenti avrebbero violato la legge abusando delle proprie funzioni «formando false quietanze di pagamento», si legge tra i capi d’imputazione, «per contravvenzioni e sanzioni diverse e inferiori rispetto a quelle indicate nei verbali di accertamento, alterando il preavviso di accertamento e applicando a favore dei contravventori sanzioni diverse da quelle di legge, procurando loro intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale consistito nel pagare sanzioni inferiori al dovuto». I vigili inizialmente erano 17 ma uno di loro l’anno scorso ha scelto di patteggiare e di non andare a dibattimento: si tratta di Giovanni Zarabla che ha patteggiato un anno e due mesi. Ieri sono stati assolti Cava, D’Emilio, Gabriele Lamolinara, Domenico Paris (nel frattempo andato in pensione), Dante Di Giacinto (anche lui ora in pensione), Mario Macieri, Mauro Della Loggia, Berardo D’Emilio, Concetto Frattari, Nino Mantovani, Giuseppe Giorgini, Tiziana Gimminiani, Edoardo Felicioni, Corrado Di Marco, Paolo D’Andrea, Ivan Di Sante, Anna Vaccari. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Lino Nisii, Giovanni Gebbia e Giovanni Melchiorre.(d.p.)
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