Scontro sulla gestione dei cinghiali

Università e Wwf: «Abbattimenti inutili». La Regione: «Andiamo avanti così»
TERAMO. Le problematiche legate all’aumento del numero dei cinghiali sono state affrontate nel corso del convegno “Il cinghiale e il territorio: dalla ricerca scientifica alla gestione”, organizzato dall’Università degli studi di Teramo e dal Wwf Abruzzo nel campus di Medicina Veterinaria a Teramo. «La grande partecipazione», si legge in una nota del Wwf, «testimonia l’importanza del tema: vi sono stati oltre 300 iscritti online e diverse decine di partecipanti in presenza tra cui rappresentanti del mondo accademico, dei carabinieri forestali, delle Asl, delle aree naturali protette, delle associazioni ambientaliste e di categoria».
Nel convegno, aperto da una relazione del docente Andrea Mazzatenta dell’Università di Teramo, è emerso, continua il Wwf, che «la caccia, così come il cosiddetto selecontrollo, ottiene risultati opposti rispetto alle intenzioni: più abbattimenti e pressione sulla popolazione ci sono, più i cinghiali si riproducono (i numeri quindi aumentano anziché diminuire), mentre i gruppi familiari si destabilizzano. Di conseguenza crescono sia i danni all’agricoltura sia gli incidenti stradali». Dai dati presentati è pure emerso come «le catture con i chiusini si sono dimostrate efficaci riuscendo a essere più selettive rispetto al prelievo venatorio, come dimostrano alcune esperienze condotte sul campo nelle riserve del lago di Penne e dei calanchi di Atri. Anche le misure di prevenzione con i recinti elettrificati, laddove attuate, hanno avuto effetti positivi, pur necessitando di alcune accortezze. Così come vi sono i primi esperimenti di sterilizzazione, attraverso interventi però complessi da gestire su ampi spazi».
Per il Wwf queste evidenze scientifiche «purtroppo difficilmente diventano elemento su cui basare le scelte. Si preferisce invece riproporre da anni sempre le stesse soluzioni anche se non hanno prodotto risultati. È inutile aumentare i periodi di caccia arrivando, come è oggi in Abruzzo, a consentire il prelievo venatorio – nella forma della caccia e in quella del selecontrollo – tutto l’anno». Sul punto va registrata la differente visione della Regione, che è intervenuta al convegno con il vicepresidente Emanuele Imprudente il quale ha ribadito come l’ente intenda insistere sulla strada fin qui seguita, ritenendo che non occorrano ulteriori studi.(red.te)

