Scorrano è deserta dopo scosse e neve «Non fatela morire»

L’appello di Mara, una dei 20 residenti rimasti nel borgo «Quando esco di casa non trovo più nessuno, è terribile»
CELLINO ATTANASIO. Se si pensa a Scorrano, antica frazione di Cellino Attanasio, l'immaginazione porta ai suoi incantevoli panorami. Un piccolo borgo a circa 570 metri sul livello del mare dal quale si scorgono montagne, dolci colline, splendide vallate fino al mare. Ogni lato di questo piccolo centro regala poesia, anche la sua architettura, con la chiesa dedicata a San Biagio e San Nicola e le abitazioni ordinate nelle tre principali vie: di sopra, di sotto e di mezzo. Un centro che, però, rischia di scomparire. Fino agli eventi calamitosi dello scorso gennaio vivevano in questa località 50 persone. La paura delle scosse di terremoto, e i forti disagi subiti per via della copiosa nevicata che ha isolato il piccolo centro per giorni, privo di corrente elettrica, riscaldamento e di linee telefoniche, hanno spinto molti residenti ad andare via. Sono solo 20 le persone che hanno resistito.
Tra queste c’è Mara C., una donna che ha scelto di vivere a Scorrano anni fa e che, nonostante tutto, non ha abbandonato la sua realtà e la sua storia. Pur tra le difficoltà ha scelto di restare per mantenere in vita un luogo che altrimenti morirebbe. «I nostri padri ci hanno consegnato borghi bellissimi», spiega Mara in una nota inviata al Centro, «e mi ritrovo a raccontare con commozione, incredulità e rabbia, del mio paese che non c'è più. E non si può spiegare con le parole cosa significhi alzarsi la mattina, aprire la porta e non trovare nessuno. Poggiare gli occhi su case le cui tegole sono cadute e vederci incuria. Trovare nelle vie che erano vissute fino a poco fa cumuli di macerie miste a immondizia. Da mesi si sta procedendo alla rimozione del serbatoio, un'alta torre che domina il centro, operazione che ha fatto tremare spesso la terra e che non si è ancora conclusa e che francamente spaventa. La gente ha scelto il mare per non soffrire e per non veder morire questa realtà. E io che sono rimasta, come le altre 19 persone che sono qui, mi sento sola. Occorre che qualcuno ci faccia sentire che passo dopo passo, Scorrano sarà ancora nostra. Chiedo a coloro che ne hanno la competenza: perché il nostro paese deve continuare a esistere in questo stato di abbandono? Chi vive nei piccoli centri deve essere messo nelle condizioni di poterci stare. Qui un'ambulanza arriva tardi, qui non c'è un negozio e occorre fare 5 km per quello più vicino. Qui se vengono dei malviventi le forze dell'ordine impiegano tempo a venire. Qui siamo soli, eppure qui vogliamo stare. La mia casa non è danneggiata dal sisma, ci posso vivere. Quello che è danneggiato è il tessuto umano di questo centro. Il Comune ha un territorio troppo vasto per rispondere alle nostre esigenze e per poter incidere davvero. Chiediamo alla politica a tutti i livelli di non essere dimenticati e di poter continuare a vivere a Scorrano per non farla morire».
Mara è una donna coraggiosa e tenace che non sta a guardare e si è anche attivata per azioni autonome da portare avanti. «Con alcune amiche sensibili a questo problema - conclude - stiamo pensando di attivarci e pulire noi le vie dai calcinacci a terra e dall'incuria. Appena ci saranno belle giornate organizzeremo, previa comunicazione al Comune, una giornata di pulizia, ma non vogliamo essere abbandonati e dunque costretti a scappare anche noi».
Evelina Frisa
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