Scuola antisismica, tra gli indagati ci sono due dirigenti del Comune

25 Settembre 2021

Si tratta di Bernardi e Cimini. Con loro gli imprenditori Abbatescianni e Di Carlo e l’architetto Mariotti Le accuse: per i dipendenti pubblici abuso d’ufficio, per i privati turbata libertà degli incanti e truffa

TERAMO. L’inchiesta è chiusa e nell’avviso di conclusione il pm conferma le accuse che hanno mosso le indagini preliminari. Il caso è quello della scuola antisismica di Colleatterrato Basso inaugurata qualche settimana fa dopo anni di attese e polemiche con tanto di rescissione del contratto di appalto da parte del Comune. Cinque gli indagati e tra questi ci sono due dirigenti del Comune di Teramo: si tratta di Remo Bernardi, dirigente dell’ area 6 Lavori pubblici e manutenzione del Comune, e di Gianni Cimini, attualmente dirigente dell’area 7 Ricostruzione, pianificazione sostenibile e rigenerazione della città e all’epoca dei fatti (e in questa veste indagato) responsabile unico del procedimento riguardante l’appalto per l’affidamento dei lavori della scuola. Gli altri indagati sono Ennio Abbatescianni, nella sua veste di legale rappresentante di “Linea Informatica srl”, Remo Di Carlo, legale rappresentante di “Sife Srl”, le due società che all’epoca hanno costituito l’Ati, l’associazione temporanea di imprese, per l’appalto della scuola, e l’architetto Stefano Mariotti nella sua veste di direttore dei lavori. Le accuse ipotizzate dalla Procura sono l’abuso d’ufficio, la turbata libertà degli incanti e la truffa.
Il pm Stefano Giovagnoni (titolare del fascicolo) contesta l’abuso d’ufficio ai dirigenti del Comune e agli imprenditori. Secondo la Procura all’associazione di imprese sarebbe stato procurato un vantaggio patrimoniale consistito nell’affidamento diretto senza gara pubblica di lavori per un importo complessivo di circa 450mila euro. Lavori che vengono dettagliatamente elencati nell’avviso di conclusione e che, sempre secondo l’accusa, avrebbero seguito l’iter dell’affidamento diretto ma, sostiene sempre la Procura, senza averne i requisiti. E in questo caso l’autorità giudiziaria ipotizza delle violazioni al contratto degli appalti pubblici. Ai due imprenditori, inoltre, viene contestata la turbata libertà degli incanti perché, sempre secondo l’accusa, la costituzione dell’Ati sarebbe risultata funzionale esclusivamente a garantire il cumulo di requisiti speciali di qualificazione per la partecipazione alla gara d’appalto ma, sostiene sempre l’accusa, da parte dell’impresa mandataria non ci sarebbe stata partecipazione all’esecuzione dell’appalto. Abbatescianni e Di Carlo, inoltre, sono indagati anche per truffa. Ipotesi in concorso che viene contestata a Mariotti nella sua veste di direttore dei lavori. Per questa ipotesi di reato nell’avviso di conclusione delle indagini si fa riferimento a voci di spesa di 25mila euro (per l’accusa non dovute) che, secondo la Procura, sarebbero state inserite nel computo metrico inducendo la stazione appaltante (cioè il Comune) al pagamento nei confronti dell’Ati. Secondo la Procura Mariotti, proprio nella sua qualità di direttore dei lavori avrebbe omesso, così si ricostruisce nell’avviso di conclusione, di fare il controllo tecnico, contabile e amministrativo. Dopo l’avviso di conclusione delle indagini gli indagati hanno venti giorni per presentare memorie o chiedere di essere ascoltati. La Procura per questa indagine ha delegato il nucleo economico finanziario della guardia di finanza.
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