Scuola esplosa, 200mila euro al Comune

In tribunale l’accordo con la Cpl Concordia per il risarcimento. Revocata dall’ente la costituzione di parte civile
TERAMO. Di quel drammatico pomeriggio restano le immagini di una scuola sventrata un’ora dopo l’uscita dei bambini e l’angoscia sul volto dei genitori per quello che sarebbe potuto essere. A cinque anni dall’esplosione della scuola materna di Piano d’Accio, il Comune di Teramo ottiene il totale risarcimento dei danni e revoca la costituzione di parte civile nel processo penale ormai alle battute finali. Lo fa dopo la firma di un accordo transattivo con Cpl Concordia, la società di Modena che ha in appalto la gestione degli impianti termici nelle scuole e che, secondo la Procura, sarebbe responsabile del disastro: complessivamente, tra 156mila euro di assicurazione arrivati nei mesi successivi al fatto e un’ultima tranche di 45mila euro, l’accordo prevede per l’ente un risarcimento di circa 200mila euro.
L’accordo è stato depositato nei giorni scorsi in tribunale ed è stato messo nero su bianco in una delibera di giunta del 30 novembre scorso (la numero 389) , una delle ultime della giunta Brucchi, e una successiva determina dirigenziale dell’11 dicembre scorso. Si legge nel provvedimento: «Si delibera di approvare la proposta di accordo trasmessa da Cpl Concordia comportante l’obbligo a carico della società di pagare al Comune di Teramo in un’unica soluzione e secondo la modalità dallo stesso indicato, la somma di 45mila euro a definizione e stralcio di tutte le ragioni e/o richieste di risarcimento in ogni stato e grado e sede, e di qualsiasi natura e/o provenienza sia diretta che indiretta per i fatti derivanti dal procedimento penale pendente davanti al tribunale di Teramo sia nei confronti della società che di tutti gli imputati, nonchè comportante l’obbligo a carico del Comune di Teramo, a seguito dell’effettivo pagamento, di revocare la costituzione di parte civile». La prossima udienza del processo (in cui sono imputati cinque dirigenti della società tra cui l’ex presidente Roberto Casari) è in programma per il 25 gennaio dopo la riconsegna della superperizia disposta dal giudice Flavio Conciatori per fare chiarezza sulle cause del disastro. L’accertamento firmato dall’ingegnere Claudio Reginelli e dalla docente universitaria Paola Russo non individua in modo certo e univoco una causa scatenante. Tuttavia l’ipotesi privilegiata dai due periti è che l'esplosione sia dovuta a una perdita che si è verificata nella rete del gas, saturando il vano caldaia. Considerano più difficile il malfunzionamento o la rottura della valvola di riduzione, ipotesi ritenuta invece più probabile dai consulenti di parte della difesa. Per la Procura (rappresentata dal pm Stefano Giovagnoni) l’esito della super perizia non muta lo scenario e il ruolo della Cpl: l’accusa ha più volte sottolineato che, secondo il libretto di consegna, il boiler doveva essere a camera stagna perché il vano era molto piccolo, e invece era a camera aperta. E, se fosse stato a camera stagna, il disastro non sarebbe successo.
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