Scuola esplosa, a marzo la sentenza

26 Gennaio 2018

Chiusa l’istruttoria con l’audizione degli ultimi testi, il Comune di Teramo ufficializza la rinuncia ad essere parte civile

TERAMO. Una lunga istruttoria con decine di testi ascoltati gli ultimi dei quali sono comparsi ieri mattina. Per la sentenza sull’esplosione nella scuola materna di Piano d’Accio si torna in aula il 26 marzo. Senza parti civili dopo che ieri il Comune di Teramo ha presentato la revoca della sua costituzione dopo aver raggiunto un accordo per il risarcimento ( una somma di circa 200mila euro) con la Cpl Concordia, la società di Modena che ha in appalto la gestione degli impianti termici nelle scuole e che, secondo la Procura, sarebbe responsabile del disastro.
Nel processo (in cui sono imputati cinque dirigenti della società tra cui l’ex presidente Roberto Casari) è entrata anche la superperizia disposta dal giudice Flavio Conciatori per fare chiarezza sulle cause dell’esplosione avvenuta 5 anni fa un’ora dopo l’uscita di bimbi e insegnanti. L’accertamento firmato dall’ingegnere Claudio Reginelli e dalla docente universitaria Paola Russo non individua in modo certo e univoco una causa scatenante. Tuttavia l’ipotesi privilegiata dai due periti è che l'esplosione sia dovuta a una perdita che si è verificata nella rete del gas, saturando il vano caldaia. Considerano più difficile il malfunzionamento o la rottura della valvola di riduzione, ipotesi ritenuta invece più probabile dai consulenti di parte della difesa. Per la Procura (rappresentata dal pm Stefano Giovagnoni) l’esito della super perizia non muta lo scenario e il ruolo della Cpl: l’accusa ha più volte sottolineato che, secondo il libretto di consegna, il boiler doveva essere a camera stagna perché il vano era molto piccolo, e invece era a camera aperta. E, sostiene, se fosse stato a camera stagna, il disastro non sarebbe successo.(d.p.)
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