Scuola esplosa a Piano d’Accio Un condannato e quattro assolti

27 Marzo 2018

Un anno e otto mesi per disastro colposo al responsabile di commessa dell’azienda Cpl Concordia Il pm: «Manutenzione non effettuata». La difesa annuncia l’appello: «Nessuna responsabilità»

TERAMO. Le immagini di una scuola sventrata e l’angoscia sul volto dei genitori per quello che avrebbe potuto essere, e solo fortunatamente non fu, racconteranno per sempre l’esplosione della scuola materna di Piano d’Accio. Per il resto è una verità giudiziaria a spiegare il perchè di una tragedia sfiorata. A quasi cinque anni dai fatti (era il 13 ottobre del 2013, un’ora dopo l’uscita di 34 bambini e insegnanti), ieri mattina il processo di primo grado si è chiuso con la condanna e quattro assoluzioni dei cinque imputati di disastro colposo, tutti della Cpl Concordia, l’azienda di Modena che ha in appalto la gestione degli impianti termici nelle scuole.
Il giudice monocratico Flavio Conciatori ha condannato ad un anno ed otto mesi il responsabile della commessa Walter Lucidi di Sant’Egidio (assistito dall’avvocato Lauro Tribuiani). Sono stati assolti per non aver commesso il fatto l'ex presidente della Cpl Concordia Roberto Casari (assistito dall’avvocato Roberto Chiossi), il consigliere di amministrazione della Cpl Daniele Spaggiari (assistito dall’avvocato Roberto Mariani), il direttore di area tecnica Alfredo Lupi (assistito dall’avvocato Adriano Di Battista), il preposto di cantiere e tecnico di commessa Massimo Lancia (assistito dall’avvocato Francesco Antonini).
Il pm Stefano Giovagnoni nella sua requisitoria ha chiesto sia la condanna di Lucidi sia quella di Lancia (per entrambi un anno e quattro mesi) e l’assoluzione degli altri. «Perchè», ha detto in aula, «si ritiene che i profili di responsabilità ricadano in capo di coloro che avrebbero dovuto rilevare in concreto le criticità ed effettuare la manutenzione non effettuata». Aggiungendo: «Mi sento di dire che quella emersa in dibattimento sia una verità processuale assai vicina a quella reale con un margine di errore assai vicino allo 0».
In più passaggi della requisitoria il pm ha sottolineato la mancanza di manutenzione «condotta secondo le attività elementari indicate nel capitolato tecnico». Qualche tempo fa dal procedimento è uscito il Comune di Teramo, inizialmente costituitosi parte civile e poi risarcito con 200mila euro. Secondo l’ipotesi privilegiata dalla super perizia disposta dallo stesso tribunale l'esplosione è stata provocata da una perdita che si è verificata nella rete del gas, saturando il vano caldaia. Per la Procura un esito che non ha mutato lo scenario e il ruolo della Cpl: l’accusa, infatti, ha più volte sottolineato che, secondo il libretto di consegna, il boiler doveva essere a camera stagna perché il vano era molto piccolo, e invece era a camera aperta. E, se fosse stato a camera stagna, il disastro non sarebbe successo. Il difensore di Lucidi nella sua lunga requisitoria, invece, ha sostenuto che nessuna responsabilità possa essere messa in capo alla figura di responsabile di commessa. «Rispettiamo la sentenza», ha detto l’avvocato Tribuiani, «aspettiamo di leggere le motivazioni per fare ricorso in appello».
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