Scuolabus, il Comune non è parte civile

Processo sull’appalto: l’amministrazione di Teramo non si costituisce, quella di Silvi sì. Sentiti i testimoni
TERAMO. E’ con l’audizione di alcuni degli investigatori che all’epoca hanno seguito le indagini che ieri mattina è entrato nel vivo il processo nato dall’inchiesta sugli appalti scuolabus di Teramo e Silvi. Parte civile solo il Comune di Silvi visto che quello di Teramo non si è costituito. In aula davanti al collegio presieduto da Flavio Conciatori (a latere Lorenzo Prudenzano e Enrico Pompei) i primi testi citati dalla pubblica accusa rappresentata dal pm Davide Rosati. Gli imputati sono nove fra i quali i vertici della ditta laziale Fratarcangeli, l'ex assessore alla pubblica istruzione del Comune di Teramo, Piero Romanelli, due dirigenti ed una dipendente dello stesso Comune di Teramo. In questo procedimento c’è anche una parte riguardante Silvi (il resto è stato inviato per competenza alla Procura di Frosinone) e riguarda una presunta frode nelle pubbliche forniture (non ci sono indagati del Comune). Al centro del fascicolo ci sono presunte irregolarità nell'esecuzione dei contratti, dalla mancata manutenzione dei mezzi fino all'assenza delle necessarie revisioni, con le indagini che all'epoca partirono dopo diverse segnalazioni da parte dei genitori e numerose violazioni accertate nel corso di svarianti controlli fatti dalla polizia stradale. Le accuse contestate, nei diversi ruoli, vanno dalla falsità materiale commessa da privati alla frode nelle pubbliche forniture fino all’abuso d'ufficio, passando per il rifiuto di atti d'ufficio. Quest’ultima è l’ ipotesi di reato contestata a Romanelli e ai due dirigenti comunali. «Indebitamente rifiutavano un atto del proprio ufficio per ragioni di sicurezza pubblica», si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, «non esercitando e/o disponendo attività ispettive in relazioni ad ulteriori inadempimenti segnalati, in tal modo impedendo che si procedesse alla risoluzione del relativo contratto di trasporto». Secondo l’accusa della Procura, e tutta da dimostrare nel corso del dibattimento, la frode nelle pubbliche forniture contestata ai privati sarebbe consistita, si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, «in una sistematica carenza nella manutenzione ordinaria dei mezzi scuolabus utilizzati per l’esecuzione del servizio, nonchè delle dotazioni di bordo degli stessi, mancanza di revisioni periodiche dei mezzi utilizzate, continue violazioni al codice della strada in materia di inefficienza dei dispositivi di equipaggiamento». (d.p.)
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