Scuole, indagine della Procura sui lavori fatti dopo il sisma 2009

L’inchiesta vuole chiarire se i fondi per mettere in sicurezza gli edifici siano stati usati per altri scopi I carabinieri nella sede della Provincia per le prime acquisizioni di appalti e delibere
TERAMO. E’ l’uso dei fondi stanziati per le scuole dopo il terremoto del 2009 a delineare il contesto in cui si muovono i pm a caccia di conferme: quei soldi arrivati da Governo e Regione nel 2014 sono stati utilizzati per l’adeguamento antisismico, così come previsto, o per finanziare altri tipi di interventi? E’ questo il filo che lega l’inchiesta avviata dalla Procura teramana sui 32 istituti scolastici, a partire dagli asili fino alle superiori. Per capire il perchè scuole destinatarie di fondi per lavori antisismici dopo le scosse del 24 agosto e del 30 ottobre si siano ritrovate con tanto di crepe e lesioni a minare la sicurezza di alunni e insegnanti.
Le ipotesi di reato contestate nel fascicolo, che per ora è aperto contro ignoti e quindi ancora senza nessun indagato, sono quelle di omissioni d’atti d’ufficio e omissione di lavori in edifici che minacciano rovina. E in questa prima fase i sostituti procuratori del pool dei reati contro la pubblica amministrazione (i pm Davide Rosati, Luca Sciarretta e Andrea De Feis, coordinati dal procuratore Antonio Guerriero) hanno delegato a carabinieri e finanzieri l’acquisizione di contratti d’appalto, affidamenti e atti vari in tutti gli enti di competenza, a cominciare da Comuni, Provincia e Regione.
Già ieri mattina sono scattate le prime acquisizioni negli uffici della Provincia per quanto riguarda le scuole superiori di competenza dell’ente di via Milli. Gli investigatori hanno fatto richiesta di contratti d’appalto, delibere, affidamenti, progetti. Acquisizioni di atti che nei giorni scorsi sono state fatte anche negli uffici di altri enti. Una mole di carte e dati da decifrare per ricostruire e chiarire l’iter procedurale. E non è escluso che, una volta ultimata questa prima parte, la procura possa affidare una consulenza tecnica. Con l’obiettivo, scuola per scuola, di accertare in che modo siano stati usati i fondi post sisma stanziati per mettere a norma le scuole dopo il drammatico terremoto dell’Aquila.
Nell’Italia delle scosse continue e della tragedia della scuola di San Giuliano di Puglia, è stato l’esposto dei genitori a fare scattare un’inchiesta che mette un primo punto fermo su scuole e terremoto, scuole e sicurezza. In particolare quello presentato dal comitato delle mamme teramane che, subito dopo la scossa di agosto e quindi alla ripresa dell’anno scolastico, aveva chiesto spiegazioni sullo stato degli edifici, puntando proprio sulle certificazioni antisismiche dei vari istituti scolastici. E nell’esposto, presentato a settembre, i genitori hanno fatto un elenco dettagliato, con tanto di indicazione dei fondi arrivati nel 2014.
Ma il voluminoso fascicolo aperto sul terremoto è destinato ad arricchirsi anche di un filone che riguarderà gli edifici privati. Perchè dopo la scossa di ottobre, quella che in città ha danneggiato centinaia di stabili con altrettanti sgomberi e con cittadini costretti a lasciare le propie abitazioni, tanti sono stati anche gli esposti che riguardano edifici privati. In particolare quelli realizzati negli ultimi dieci anni e per la cui costruzione avrebbero dovuto essere seguite delle norme antisismiche diventate obbligatorie. Cosa che, evidentemente, non è stata fatta o non è stata fatta così avrebbe dovuto essere. L’inchiesta dovrà chiarire anche questo.
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