«Scuole, la programmazione non esiste. Comincerà con noi»

29 Luglio 2018

D’Alberto e il super assessore Di Padova lanciano un tavolo con tutti i soggetti interessati I progetti avviati da Brucchi per creare due campus scolastici in centro sono entrambi a rischio

TERAMO. «Mi chiedo e vi chiedo: è esistita una programmazione sull’edilizia scolastica, finora? No, non c’è stata. Non so se è giusto dire che si riparte da zero, ma di sicuro con noi comincia una programmazione vera». Il sindaco Gianguido D’Alberto sintetizza così la situazione post-terremoto delle scuole a Teramo. Non è solo un punto di vista, ma molto di più. È, nei fatti, la presa d’atto che sulle scuole sicure siamo all’anno zero. Il lavoro frenetico portato avanti quasi in solitudine dall’ex sindaco Maurizio Brucchi dopo i terremoti 2016-17 non è ritenuto dall’attuale amministrazione una base di partenza, l’avvio di una strada su cui proseguire. Un po’ perché vari fatti – la caduta anticipata dell’amministrazione, la scelta del commissario di non prendere decisioni sull’urbanistica e il cambio del Governo nazionale – hanno depotenziato se non vanificato quel lavoro, un po’ perché i nuovi amministratori intendono cambiare l’approccio e avviare una programmazione che sia condivisa con tutti i portatori d’interesse.
IL TAVOLO. Il super assessore Stefania Di Padova, alla quale D’Alberto ha affidato tutta l’area tecnica, annuncia l’istituzione di «un tavolo permanente sulle scuole, che ha come obiettivo la partecipazione su tutto: non solo la ricostruzione, ma anche la ricollocazione. Ci saranno la Provincia, che è l’ente proprietario degli edifici delle superiori, i dirigenti scolastici, le associazioni dei genitori e gli ordini professionali». Partirà dopo l’estate? «Io sono dell’idea di farlo partire subito, così cominciamo a lavorare». Questo della partecipazione e della condivisione delle scelte è un pilastro del D’Alberto-pensiero. Il sindaco, guardando all’era Brucchi, dice: «È mancato il dialogo con tutti. Io ho chiesto più volte a Maurizio di convocare una commissione urbanistica sulle scuole, non è mai stata fatta. È vero, c’era da affrontare l’emergenza, ma questa giustificazione regge fino a un certo punto».
I DUE POLI IN FORSE. Il piano “scuole sicure” di Brucchi aveva due capisaldi: il nuovo polo da 5,5 milioni all’Acquaviva (dietro la media D’Alessandro) e quello che avrebbe affiancato alla ristrutturata San Giuseppe una “stecca” ad uso scolastico nel vecchio stadio. Ebbene, D’Alberto e Di Padova fanno capire che il primo è al momento un’intenzione, o forse una promessa del commissario Grazia De Micheli, e che il secondo salvo miracoli non si potrà fare. Il sindaco dice: «Sul polo dietro alla D’Alessandro il consiglio ha approvato una delibera e l’Usr ha fatto un piano, ma poi non si è andati avanti. Finirà tutto nella nostra riprogrammazione. Quanto alla “stecca” nel vecchio stadio, nessuno – né Brucchi né il commissario – ha fatto la variante al Bando delle periferie che era necessaria per riconvertire la destinazione di quel luogo e spostare i fondi. Ora abbiamo dato mandato agli uffici di verificare se ci sono ancora tempi e condizioni per farla». Rimane irrisolta anche la scelta di cosa fare della media Savini, dichiarata inagibile: abbandonarla, e ricostruirla altrove, o ristrutturare e adeguare l’edificio? Stefania Di Padova dà un’indicazione: «La linea è cercare di tenere il più possibile le scuole in centro. Io peraltro sono contraria ai campus, mi sembra che ghettizzino i ragazzi. Le scuole storiche sono luoghi identitari e punti di riferimento in una città, vanno salvaguardate».
IL PERSONALE. Di una cosa l’assessore Di Padova è certa: «Ora bisogna mettere il mio settore, che ha carenza di personale, in grado di progettare. Tanto più che per le progettazioni sono arrivati 600mila euro. È fondamentale che Gianguido riesca a darmi più personale. Al momento, dobbiamo fare i conti anche con le ferie». Il sindaco, sollecitato sull’argomento, dice: «Un po’ tutti i settori necessitano di rinforzi, la scelta dev’essere strutturale e non sulla base dell’emergenza. L’ufficio tecnico dev’essere sgravato dalle incombenze amministrative per occuparsi dei progetti, le risorse ci sono e ora servono le progettazioni. Inoltre dobbiamo ricostituire e far ripartire l’ufficio sisma comunale, che libererebbe anche altri settori da certe problematiche».
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