Scuole sicure, flop della manifestazione

Meno di 200 persone in piazza, erano quasi tutti esponenti dei comitati L’accusa ai genitori assenti: «Non uccide il sisma, ma l’indifferenza»
TERAMO. «Non è il terremoto a uccidere ma l'indifferenza». Lo slogan scelto dai comitati per le scuole sicure nella manifestazione di ieri mattina in piazza Orsini è lo specchio di una realtà amara che accomuna amministratori e genitori. Nessuno tra i primi e pochissimi degli altri hanno risposto all'appello dei gruppi che da agosto dell'anno scorso si battono per mettere a disposizione di studenti, insegnanti e personale non docente strutture che non si trasformino in tombe in caso di emergenza. A parte i rappresentati dei comitati, dal nazionale Cnss e Assai che ha promosso l'evento fino a quelli di San Giuliano di Puglia, L'Aquila, Chieti, Atri, Pineto e alcuni del territorio comunale, le mamme e papà davanti alle logge del municipio chiuso per inagibilità si contano sulle dita di poche mani. I manifestanti non arrivano a 200 e Leda Ragas, portavoce del coordinamento dei gruppi civici, non nasconde l'amarezza. «Ci vergogniamo un po’ della risposta degli amministratori e dei teramani, siamo abituati a lamentarci, ma si fa poco per risolvere i problemi». Non c'è la folla di poco più di un anno fa, quando piazza Orsini si riempì di genitori e studenti, ma in piedi sulla stessa panchina usata come palco in quella manifestazione la rappresentante dei comitati arringa i presenti.
POCHE RISPOSTE. «Ci siamo assuefatti alla situazione che si è creata finora», attacca, «facciamo finta che vada tutto bene, ma non è così». Anzi, rispetto a un anno fa, quando è iniziata la lunga sequenza di scosse sismiche, non è cambiato nulla. «I nostri figli torneranno nelle stesse scuole», scandisce Leda Ragas, «le verifiche per gli indici di vulnerabilità sono state concluse un mese fa con un vergognoso rimpallo di responsabilità». I genitori vogliono vederci chiaro anche negli approfondimenti disposti dal Comune per le scuole a partire da quelle con un grado di resistenza inferiore a 0.2. «Ci devono spiegare chi li fa e come saranno realizzati e perché modificheranno gli indici», insiste la portavoce dei comitati, «l'amministrazione comunale si muove solo ora per le verifiche di terzo livello, mentre la Provincia le ha avviate subito». I conti non tornano neppure sui Musp. «Il loro arrivo è solo un piccolo passo tardivo», fa sapere Leda Ragas, «quello che abbiamo ottenuto non è abbastanza».
LE TESTIMONIANZE. Solidarietà e incoraggiamenti arrivano da fuori città. «Sembra che combattiamo contro i mulini a vento», sottolinea uno dei genitori dei bimbi morti nel crollo della scuola di San Giuliano di Puglia, «ma non dobbiamo più permettere che la politica distragga fondi e questo Paese pianga ancora i propri figli». Le parole del padre che sotto le macerie del terremoto di quindici anni fa ha perso una bimba di sei anni risuonano nella piazza carica di commozione. «Cosa è cambiato da allora ad oggi?», domanda il genitore, «non crediamo alle favole, ma ognuno deve rimboccarsi le maniche». Da Iride Luzi, presidente del Comitato nazionale scuole sicure, parte un monito rivolto alle istituzioni. «Gli edifici devono avere il grado massimo di resistenza sismica», spiega, «è quanto stabilito dalle norme, per cui lo Stato avvii progettazione». Dall'Aquila arriva la testimonianza di Massimo Prosperococco. «Dopo il terremoto del 2009 ci hanno detto che le scuole erano sicure, ma abbiamo scoperto che hanno indici di resistenza bassissimi; nè la precedente amministrazione né quella attuale hanno voluto ascoltarci».
LA POLEMICA. Le sue parole suscitano la reazione di Giuseppe De Dominicis che all'epoca faceva parte dello staff del governatore Gianni Chiodi. Secondo lui le affermazioni del rappresentante del comitato aquilano sono strumentali perché non ricordano l'investimento milionario fatto dalla Regione per i moduli provvisori. Da qui nasce un battibecco con Leda Ragas sull'opportunità della puntualizzazione. Gianguido D'Alberto (consigliere comunale di Insieme possiamo) sottolinea invece l'assenza del sindaco Maurizio Brucchi, che a quanto pare era al lavoro in ospedale, e degli amministratori. «Sono sfuggiti ancora una volta al confronto», osserva, «confermando di non voler condividere le scelte».
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