Scuole, sit-in delle mamme «Ora indaghi la procura»

Il comitato dei genitori chiede di avere gli atti delle verifiche sugli edifici «Così vedremo se sono a norma o se i problemi ci sono davvero»
TERAMO. I bambini giocano sotto la loggia del Comune e in piazza Orsini mentre i genitori srotolano cartelli con su scritto: «Contro il vostro silenzio il nostro dissenso, scuole in sicurezza». Sono un centinaio i papà e soprattutto le mamme che si ritrovano nel primo pomeriggio nel giardino davanti all'ingresso del municipio per denunciare la scarsa o assente sicurezza degli edifici scolastici frequentati dai loro figli. Gli spazi di proposta e di dialogo con l'amministrazione cittadina, esplorati nei giorni scorsi, sono esauriti: si passa alla protesta. La manifestazione in piazza Orsini, alla quale partecipano anche consiglieri comunali dell'opposizione, segna l'innalzamento del livello di confronto con gli interlocutori istituzionali.
Gli incontri con il sindaco Maurizio Brucchi e i suoi chiarimenti sullo stato delle scuole non ha per nulla rassicurato i genitori che annunciano la presentazione di un esposto in procura. A illustrarne i motivi è Leda Ragas, portavoce delle mamme e dei papà, che arringa la piccola folla stando in piedi su una panchina di piazza Orsini. «Vogliamo l'accesso agli atti», spiega, «sarà lo Stato a fare le indagini e a dire se gli edifici scolastici sono a norma, e dunque stiamo sbagliando, o se, come diciamo noi, i problemi ci sono davvero». In questo secondo caso, annuncia lanciando la voce oltre la barriera delle teste che la circonda, «le scuole potrebbero essere sequestrate e nel frattempo arriverebbero i moduli abitativi temporanei».
Di sicuro c'è che la risposta all'appello per ritrovarsi davanti al Comune rende visibile e concreta la dimensione effettiva della mobilitazione. «Non siamo più solo quattro pazze», tiene a evidenziare Ragas, «e non stiamo qui solo per il terremoto, che pure continua a farci paura». L'allarme suscitato dal sisma e la richiesta di dati certi sulle condizioni degli edifici scolastici cittadini ha scoperchiato un pentolone di carenze strutturali mai sanate. «Abbiamo scoperto una situazione delle scuole vergognosa», insiste la portavoce, «mancano uscite e scale di sicurezza, non ci sono impianti antincendio e nessuna struttura è davvero in sicurezza». Il Comune, secondo i genitori, si è limitato a dire che gli immobili sono “agibili o utilizzabili”, salvo poi aggiungere che cinque sono già in via di dismissione perché non più gestibili. Mamme e papà vogliono sapere quali sono le scuole destinate alla chiusura e quanto è stato effettivamente speso finora per la loro sicurezza. «Pretendiamo risposte», scandisce Ragas, «su dove sono finiti i soldi e su come saranno utilizzati quelli che arriveranno in futuro». I genitori hanno provato anche ad avanzare proposte, come la creazione di una rete di mamme disponibili a tenere in casa i bambini, la ricerca di fondi privati e di strutture alternative, «ma sono state tutte rigettate dal Comune che ha solo fornito scarne informazioni da cui è scaturito il vergognoso quadro della situazione sui la procura dovrà far luce».
Secondo l'amministrazione le uscite di sicurezza saranno realizzate dove mancano entro dicembre, ma mamme e papà ritengono che questa scadenza sia illusoria. Lunedì, comunque, si torna in classe dopo il rinvio di una settimana disposto dal sindaco e diversi genitori sono tutt'altro che convinti di mandare i loro figli. «Abbiamo fiducia nelle maestre», conclude Leda Ragas, «ma loro non sono strutture portanti delle scuole».
Gennaro Della Monica
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