«Se non si cura potrebbe colpire ancora»

25 Agosto 2015

Le motivazioni dei giudici che hanno assolto per incapacità il giovane che voleva mangiare i piedi di una donna

PINETO. Ferì gravemente una donna a coltellate perché, così disse dopo l’arresto, voleva ucciderla per mangiarle i piedi. Al termine di un processo è stato assolto dall’accusa di tentato omicidio perchè non imputabile in quanto ritenuto incapace di intendere e di volere. I giudici lo hanno condannato a una misura di libertà vigilata di tre anni in una comunità protetta perchè, scrivono nelle motivazioni, «se non curato potrebbe tornare a colpire».

Questa certezza è il filo che lega le venti pagine di motivazioni e trae linfa dalle perizie psichiatriche a cui Luca Michelucci, operaio 24enne di Pineto per le cronache diventato “il cannibale”, è stato più volte sottoposto, quasi tutte concordi nell’accertare la sua pericolosità sociale. «Va ravvisata», si legge a pagina 16 delle motivazioni del collegio (presidente Roberto Veneziano, a latere Sergio Umbriano che è l’estensore, «una persistente pericolosità sociale del Michelucci, sensibilmente attenuata solo dall’esito di un percorso curativo pluriennale eteroimposto la cui cessazione, specie se rapportata al carattere cronico del disturbo psichico, determinerebbe il rischio concreto dell’autonoma modifica, sospensione o interruzione della terapia somministrata. A quel punto Michelucci potrebbe nuovamente cedere alle incontrollabili pulsioni interiori, processo imprevedibile nei modi e nei tempi». E ancora: «Si stima opportuna l’applicazione nei suoi riguardi della misura di sicurezza detentiva della libertà vigilata al fine di tutelare la tranquillità pubblica e la sicurezza collettiva dall’allarmante imprevedibilità del comportamento di uno dei suoi consociati». Michelucci, dopo un periodo trascorso nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, si trova in una comunità di cura protetta in provincia di Pesaro: il tribunale ha stabilito che dovrà restare lì per continuare a curarsi poiché – come accertato dalla perizia esaminata nel corso del processo – Michelucci può essere considerato non socialmente pericoloso solo se prosegue il trattamento psichiatrico al quale è sottoposto. L’aggressione che stava per costare la vita ad una donna di 40 anni avvenne nel novembre del 2001. Michelucci era nella pineta in attesa dell’arrivo della vittima che era andata a fare una corsa. La bloccò e la colpì con varie coltellate, alcune delle quali sfiorarono il cuore e un polmone della donna che si salvò grazie al suo coraggio e all’arrivo di alcuni passanti. La donna nel processo è stata parte civile rappresentata dall’avvocato Mario Del Principe, mentre Michelucci è difeso dall’avvocato Antonino Orsatti che annuncia ricorso in appello.(d.p.)

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